Perché tutti vogliono pubblicare?

Tutti vogliono pubblicare un romanzo ma sembra che a nessuno – o a pochi – interessi imparare a scriverlo. Trovandomi dall’altra parte della barricata editoriale, posso rendermi conto quasi ogni giorno di quanto le persone siano ossessionate nel vedere un loro testo trasformato in libro.

Ci arrivano email di sedicenti fenomeni che neanche leggono cosa facciano noi di PennaRigata, infatti la maggior parte credono che siamo, nell’ordine:

Vediamo di capirci, noi siamo una:

Agenzia editoriale.

Offriamo, quindi, servizi editoriali agli autori che desiderano migliorare i loro manoscritti. In poche parole facciamo:

Eppure il 90% delle email riguardano autorelli esaltati che ci domandano se chiediamo compensi per farli pubblicare, se siamo noi a fare la copertina o che tipo di distribuzione abbiamo. 

È giusto puntare alla pubblicazione

Quando scrivi qualcosa, lo fai perché vuoi che sia letto da qualcuno. Per quanto questo sia un concetto ovvio, spesso viene dimenticato dagli autori che pensano che scrivere sia solo un mezzo per diventare ricchi e famosi.

La scrittura è, tra le arti, l’unica a essere sia arte, appunto, e anche uno strumento pratico necessario per lo sviluppo della società umana. Se hai scritto un trattato su come si coltivano le ciliegie ad alta quota allora stai facendo cultura, informazione, che ha il suo scopo preciso nella divulgazione di competenze.

Quando elabori un romanzo stai facendo, seppur in forma appena abbozzata, altro il cui scopo non è insegnare nulla a chi legge, ma intrattenerlo e farlo stare bene: arte, appunto.

Le basi per scrivere un romanzo

Come già detto scriviamo per comunicare qualcosa, ma quando si intraprende la strada del romanzo le cose cambiano perché nessuno ci ha insegnato a strutturare un romanzo.

Alle elementari si iniziava dai pensierini, poi si facevano i dettati, i riassunti e, infine e più avanti negli anni, i temi. E qui molti diranno:

Ai temi prendevo sempre volti alti.

Cosa meravigliosa, ma che non ha nulla a che vedere con la stesura di testi più complessi, composti da centinaia di cartelle editoriali. Si dovrebbero conoscere elementi come:

Sono solo degli strumenti di base, nulla di più. Eppure la stragrande maggioranza degli autori che pagano le case editrici o che inveiscono contro il sistema editoriale non li conoscono, oppure non sanno come utilizzarli. Ci si autoconvince che la propria storia sia stupenda, che si è dotati di talento e si va dritti per la propria strada come buoi legati all’aratro.

Ognuno è libero di fare ciò che desidera, purtroppo questo atteggiamento così pregno di ottusità comporta dei problemi all’editoria in generale e a coloro i quali lavorano con serietà e pazienza.

Cosa comporta tale fissazione per il mercato editoriale?

Tante storture che stanno portando l’editoria al collasso a vantaggio di sedicenti editor ed editori che anziché cercare talenti da valorizzare, cercano polli da spennare. Poveri illusi convinti di essere grandi scrittori che però non trovano uno straccio di editore.

Perché accade? Molti diranno che il settore è marcio (vero), che è pieno di incompetenti (vero), che serve conoscere le persone giuste (vero). Proviamo però a vederla da un altro punto di vista: in CE arriva un testo ottimo, un bel romanzo che rientra alla perfezione nella linea editoriale.

Cosa farà l’editor, lo cestinerà perché l’autore non ha raccomandazioni? Per quanto le storture appena indicate siano spesso vere, nessuno è così “coglione” da cestinare un ottimo libro, nessuno. Significa che se un romanzo è buono, la sua strada, magari dopo tempo, la trova sempre.

Poi se si punta solo a Mondadori, cosa lecita seppur improbabile, si può decidere di rifiutare anche dei contratti. 

Ma se tutti vogliono pubblicare un romanzo, il mercato verrà inondato da proposte (il 95% imbarazzanti, illeggibili e vomitevoli), non permettendo agli editor e scout di fare bene il loro lavoro. Così si sono inventati la scheda di valutazione che serve solo a guadagnarci tanto con poco sforzo per arginare la marea di schifezze che gli arrivano.

Così le case editrici hanno fatto un passo indietro scaricando l’onere della ricerca di talenti solo alle agenzie letterarie.

Perché tutti vogliono pubblicare

Le ragioni “negative” sono sostanzialmente due:

  1. Ego.
  2. Sogni deliranti.

Nel primo caso all’autore non interessa scrivere un bel romanzo che piaccia, intrattenga, commuova o anche solo emozioni i lettori. Il suo unico scopo è vedere il testo in formato cartaceo con sopra il marchio di un editore noto e il suo nome in bella vista.

Vuole fare tante presentazioni per pontificare, raccontarsi e fare proseliti neanche fosse il capo di una setta satanica orgiastica con sede ad Abbiate Grasso! Vuole che tutti gli dicano che è bravo, che hanno amato il racconto e i personaggi chiedendogli come abbia fatto a dare vita  a un testo tanto bello.

Un delirio. Dopo tanti anni in questo settore, purtroppo, tanti si fanno affascinare dalle luci della ribalta, dagli occhi sognanti dei lettori e se ne fregano della letteratura, pensano solo alla fama. 

I secondi sono forse peggio perché, oltre a fregarsene, vedono lo scrivere come uno strumento per guadagnare. Non c’è nulla di male, anzi, uno scrittore dovrebbe sopravvivere solo con la vendita dei romanzi (come accade nel resto del mondo). 

Persone convinte che scrivendo potranno risolvere i loro problemi economici, così si aggrappano a figure uniche e mitologiche come la Rowling.  Ma non sanno quanto guadagna uno scrittore e si lasciano convincere da film e serie, specialmente americane, che fanno leva sulla voglia di sognare.

In Italia la situazione è molto diversa, il mercato del libro è in stallo (crisi) e un autore che vende bene ha bisogno di un secondo lavoro per sopravvivere! 

Tutti vogliono pubblicare, cosa c’è di male?

Non credo che il problema sia la voglia di pubblicare un romanzo, quanto il motivo per cui si desidera farlo. Quando scriviamo una storia desideriamo immergerci in essa e raccontarla alle altre persone, che sia per intrattenerle, meravigliarle o anche per provare a mostrare un messaggio, un senso.

A volte si scrive per rabbia, per amore, per salvarci. Sono motivazioni meravigliose – non parlo di giuste o sbagliate – che ci spingono a stare tantissime ore sui nostri pc a colpire dei tasti di plastica.  A questo si dovrebbe aggiungere un elemento che spesso, dagli esordienti e dai neofiti, viene visto come qualcosa di inutile: la tecnica.

Se vuoi pubblicare fai bene, è giusto e sano. Ma dovresti farlo per ragioni che vanno oltre la gloria personale o i guadagni perché non hanno nulla a che vedere con l’arte. Se una persona scrive, ma non legge nulla o comunque non abbastanza significa che non ama la letteratura, ma ne vuole solo i presunti benefici: denaro e fama.

2 commenti su “Perché tutti vogliono pubblicare?”

  1. Complimenti, è un bellissimo articolo, pieno di verità.
    Ciò, dimostra conoscere bene, anche dal punto di vista psicologico, una persona, uno scrittore.
    Certo chi scrive vorrebbe vedere il suo libro in libreria, ci sono quelli che lo fanno pensando di guagagnare chissà cosa, ma ci sono anche quelli che lo fanno per una soddisfazione, propria, differente.
    Comunque, dietro la scrittura di un testo, qualunque esso sia, ci sono dei sacrifici, almeno dovrebbe essere così, notti passate a correggere e ad immagianre un personaggio, una città, la storia, ecc..
    In rete si vede di tutto, pubblicano: come si monta un armadio, un tavolo, come si sostituisce una tapparella, come si ripara un elettrodomestico, ecc
    E’ un mondo cambiato negli ultimi 40/50 anni.
    Prima si scriveva carta e penna e poi con la macchina da scrivere, la rilettura e le correzioni erano quasi obbligate. Oggi con l’avvento del digitale tutto è mutato e si velocizza, spesso incorrendo in errori, anche la correzione di un breve testo, lo si lascia fare a un programma..
    Mi scuso ma, non voglio scrivere un nuovo articolo,
    Bravi, ad essere chiari.
    Cordialmente
    Domenico Apone
    (Dominick Big Bee)

    1. Grazie per i complimenti. Concordo con le sue considerazioni, aggiungerei che l’avvento del digitale ha facilitato la vita degli “scrittori scapati di casa” che scrivono un libro senza avere competenze e con un click lo inviano a mezzo mondo. Il cartaceo era una barriera all’entrata per questi soggetti, chi aveva passione e voglia si impegnava di più per far arrivare il proprio romanzo sulla scrivania dell’editor di una casa editrice. Ora si spara nel mucchio.

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