L’analfabetismo funzionale dilaga come l’epidemia di peste bubbonica nel 1630! Di sicuro fa meno vittime, ma comunque danni incalcolabili nelle menti delle persone.
Il termine indica l’incapacità di una persona di usare scrittura, lettura e anche calcolo in modo efficace. In pratica, chi ne è affetto, non capisce “una mazza” di quello che legge e non riesce a comprendere e fare una valutazione corretta delle molteplici informazioni che gli arrivano attraverso determinati canali.
La deriva silenziosa della comprensione critica
L’incapacità di abitare il senso profondo di una pagina scritta si diffonde nelle maglie della società contemporanea con la forza di un morbo invisibile, erodendo dall’interno le facoltà interpretative senza che il corpo ne avverta il trauma immediato.
Chi ne subisce l’influenza attraversa i giorni maneggiando simboli grafici e sequenze numeriche senza trarne alcun significato autentico, trasformando l’atto della lettura in uno scorrere meccanico di occhi su superfici che restano mute.
Questo vuoto intellettuale non risparmia chi ha frequentato accademie o conseguito titoli accademici, poiché la mente, se privata dell’esercizio costante della complessità, tende a ripiegarsi in una pigrizia che predilige il frammento veloce all’articolazione del pensiero.
La comunicazione si riduce a un guscio privo di midollo, dove le parole vengono proferite o digitate senza la consapevolezza della loro portata semantica e i calcoli più elementari richiedono il supporto di protesi digitali per essere risolti.
Tale condizione priva l’individuo della capacità di valutare le informazioni con il rigore necessario, lasciandolo in balia di correnti superficiali che impediscono qualsiasi forma di discernimento razionale o di partecipazione consapevole alla vita collettiva.
Definizione di analfabetismo funzionale
Semplificando:
- Legge, ma non comprende.
- Fa di conto, ma sbaglia.
- Scrive senza essere chiaro.
In pratica abbiamo di fronte a noi un vaso vuoto, che apparentemente è introdotto nella società, ha studiato – spesso è anche laureato – eppure la sua mente sembra quasi aver disimparato le basi della comunicazione scritta. Di sicuro non è un bibliomane, visto che il problema base è che gli analfabeti funzionali non leggono romanzi, solo i titoli delle notizie “clickbait“.
Chi soffre di analfabetismo funzionale non se ne rende conto
Potrebbe sembrare un paradosso, ma molte delle email che ci arrivano sono davvero scritte male. Capita di non riuscire a capire cosa volevano comunicare.
Eppure PennaRigata è un blog “di scrittura e lettura” perché noi facciamo editing dei romanzi e altri servizi agli autori. Quindi, se ci scrivi, dobbiamo presumere che tu sia un lettore accanito, che conosci la grammatica e la sintassi e che scrivi molto. Giusto?
Invece non è così. Perché l’analfabetismo funzionale non è solo una questione di cultura, ma c’entra anche, questo è più un nostro parere, la forma mentis delle persone. Ormai tutti credono di sapere tutto, si è virologi, economisti, esperti di tattica di militare e, ovviamente, allenatori di calcio.
Questo atteggiamento porta a una profonda superficialità sia quando si scrive, e soprattutto quando si legge. Si butta un occhio sul titolo della notizia (di frequente falsa), magari si dà una scorsa a due tre sottotitoli e si è convinti di aver capito.
A lungo andare, questo modo di fare, diventa la norma e in meno tempo di quanto si possa credere si diventa degli analfabeti funzionali. È un processo lento e sembra quasi inesorabile, perché chi ne soffre non lo ammeterà mai!
Un esempio concreto
Noi di PennaRigata facciamo dei post sponsorizzati su Facebook per farci conoscere. C’è scritto in modo chiaro, almeno per noi, cosa facciamo:
- editing del romanzo,
- valutazione manoscritti.
Due, dico due, semplici servizi (facciamo anche correzione di bozze, ma è un’altra storia). Eppure capitano spesso fenomeni, anche nei commenti sul post (che cancelliamo), che chiedono se devono pagarci per essere pubblicati.
Altri, invece, ci scambiano per una agenzia letteraria. O non sanno cosa sono, oppure non hanno capito nulla del post appena letto!
Siamo editor, ma ci scambiano per agenzie o case editrici.
La nostra comunicazione potrebbe non essere perfetta, però un conto è confondere alcune sfumature, altro è inventarsi di sana pianta il significato di ciò che si legge dato che nel suddetto posto non ci sono scritti i termini “agenzia letteraria” o “editore”.
Abbiamo provato a modificare il testo, semplificandolo al massimo e facendone quasi un riassunto, ma commenti idioti e email insensate continuano ad arrivare.
Analfabetismo funzionale: l’Italia in Top10
E noi che dovremmo essere un popolo di poeti? Un tempo, forse. Oggi l’Italia è ai primi posti nella classifica dei Paesi con la più alta percentuale di analfabeti funzionali.
Una buona parte vive nelle zone del Sud e del Nord-ovest. Al contrario, riescono a non farsi travolgere troppo da questa epidemia il Centro e le Isole.
Per quanto riguarda la classifica mondiale siamo al 4º posto pari merito con Israele e Spagna:
- Giacarta (Indonesia), 69%
- Cile, 53%
- Turchia, 47%
- Italia, 28%
- Israele, 28%
- Spagna, 28%
- Grecia, 27%
- Singapore, 26%
- Slovenia, 25%
- Francia, 22%
E guarda caso l’Italia è una delle nazioni dove si legge di meno…
Esiste anche l’analfabetismo funzionale di ritorno. Tale condizione riguarda persone che hanno studiato e, dopo anni dal conseguimento della laurea, hanno ormai abbandonato la lettura limitandosi, spesso, solo a testi inerenti le loro attività.
Qual è la causa dell’analfabetismo funzionale?
Secondo molti studi le cause dell’analfabetismo funzionale sono molteplici che trovano terreno fertile in una società comandata da internet e dai social.
Non è lo smartphone il problema, ma l’uso assurdo che ne facciamo. È diventato “tutto” per troppe persone. Quante volte, se si deve far un calcolo anche semplice, si prende il telefono e lo si fa con la calcolatrice? Per calcoli complessi, o che riguardano cose molto importanti ha senso, per sicurezza.
E quante volte ci troviamo di fronte a tre, quattro o anche cinque persone che per dividere il prezzo di uno scontrino tirano fuori in simultanea i loro telefoni?
La mente deve essere allenata o si atrofizza, si impigrisce e inizia a non avere più l’elasticità necessaria per comprendere un testo leggermente più complesso o fare una banale somma algebrica.
Anche gli stessi articoli, ormai, vengono scritti in funzione degli analfabeti funzionali: semplici, brevi con titoloni che “dovrebbero” riassumerne il contenuto. Troppo di frequente leggo incredibili discussioni per dei post sui social solo perché, l’analfabeta funzionale di turno, dice la sua su un articolo avendone letto solo il titolo!
La definizione più compiuta sull’analfabetismo funzionale è dell’Unesco e risale al 1984, ma tutt’ora le cause precise e certe che lo causano non sono state individuate. In generale si ipotizza che siano di carattere socio-culturale come:
- abuso dei social e di internet in generale,
- basso livello di istruzione,
- mancanza di esercizio mentale (lettura e calcolo),
- abuso della televisione.
Ormai si tende, giustamente, a puntare il dito soprattutto sull’uso eccessivo delle nuove tecnologie (smartphone in primis). Non è il cellulare da demonizzare ma, e ci ripetiamo, l’abusarne.
Come si cura?
Leggere fa bene e questo ormai è scientificamente provato, ma tra i vari benefici c’è anche quello di contrastare l’analfabetismo funzionale. Rispetto alle molte medicine che assumiamo, la lettura è in grado curare completamente, a patto che si continui a leggere.
Purtroppo molte persone, una volta tornate a casa dopo una giornata di lavoro, preferiscono passare il loro tempo libero davanti a uno schermo, piuttosto che dedicarsi a un bel romanzo.
Non è necessario leggere per quattro ore di fila, basta anche una mezz’ora tutti i giorni e si avranno in cambio, oltre all’infinito piacere della lettura, tanti benefici per la mente e lo spirito.
Le radici del declino e la resistenza intellettuale
Il progressivo atrofizzarsi dell’elasticità mentale trova terreno fertile in un ecosistema dominato dalla velocità compulsiva dei dispositivi elettronici, strumenti che hanno smesso di servire l’intelligenza per diventarne i sostituti.
L’abuso di piattaforme digitali e la fruizione passiva di contenuti televisivi hanno indotto una mutazione nel modo in cui il cervello processa la realtà, privilegiando l’emozione istantanea del titolo d’impatto alla fatica necessaria per penetrare la sostanza di un ragionamento articolato.
Spesso l’opinione si forma sull’orlo di un’occhiata fugace a messaggi semplificati all’eccesso, alimentando dibattiti sterili dove la presunzione di sapere sostituisce la ricerca della verità e la conoscenza viene confusa con l’accumulo di nozioni non verificate.
Per arginare questo processo di decadimento cognitivo, appare indispensabile recuperare il rapporto fisico e quotidiano con la narrativa letteraria, unica pratica capace di restituire densità al pensiero e di riattivare quelle connessioni logiche che si credevano perdute.
Dedicare tempo alla lettura di un romanzo non costituisce un semplice svago, ma rappresenta un atto di resistenza contro l’appiattimento culturale, un esercizio di cura che rigenera lo spirito e restituisce all’uomo la dignità di intendere il mondo attraverso la parola.










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