Cosa scrivere? Domanda buttata lì di getto senza pensarci troppo. Come ho detto più volte il panorama letterario italiano è in crisi e c’è un livello di nepotismo gigantesco al pari della poca professionalità. In pochi si salvano rischiando di affogare o essere risucchiati dalla mediocrità.
Ma devi proprio scrivere?
Domanda polemica ma figlia di anni di esperienza nel settore. Ho letto, editato e valutato centinaia di testi e sono arrivato alla conclusione che sono in troppi a scrivere senza avere la minima idea di cosa stanno facendo.
Se vuoi scrivere sei libero di farlo, figuriamoci. Va bene anche inviarlo a caso a editori, agenzie letterarie, scout ed editor (ma anche no). Va bene persino voler pubblicare (vuoi pagare per avere in mano il tuo bel libercolo? Fai pure). Poi però bisognerebbe fare i conti con la realtà: scrivere un romanzo è un mestiere, se vuoi restare nell’ambito amatoriale non pretendere nulla, non essere arrogante, saccente e maleducato perché convinto di essere un grande scrittore incompreso.
Una persona, ovviamente, non dovrebbe mai comportarsi da stronzo, ancor meno se non è competente in determinato ambito. Se sei bravo, un po’ di arroganza ti è concessa. Ma ho letto talmente tante schifezze da dover vivere di Pantorc endovena! A peggiorare il tutto è il doversi scontrare con delle scimmie urlanti che brandiscono una penna convinte di essere Artù con Excallibur.
Troppo cattivo? Sono certo che cambiereste idea di fronte al fenomeno di turno che, dopo una email di risposta netta ma gentile, risponde criticando le critiche. Tutto questo per dire cosa? Scrivi ciò che vuoi ma sappi che, molto probabilmente, il tuo testo è mediocre.
Quindi devo smettere di scrivere?
Fermi tutti. Se suonassi il sassofono davanti a un professionista, mi direbbe che sono una pippa cosmica che non è capace di articolare neanche una nota (vero, non l’ho mai suonato). Mi offenderei? No, mi scuserei per avergli fatto perdere tempo perché consapevole della mia infinita incapacità musicale.
Scrivere è la stessa cosa: se non hai mai studiato la scrittura, i tuoi romanzi avranno come minimo molti problemi (nel 99,99% dei casi), però potrai migliorare! Non è neanche una questione di umiltà, ma di basilare raziocinio. Come puoi pretendere di essere bravo a fare una cosa che non avevi mai fatto prima?
Ma io scrivevo i temi a scuola!
Giusto, e io batto il tempo quando sento la musica in palestra.
Se condividi il mio ragionamento, per me hai delle possibilità per lo meno di migliorare e forse arrivare a proporre testi decenti a degli editori. Questo perché hai l’atteggiamento giusto di chi vuole imparare. E dato che la scrittura si impara come un mestiere, se sulla buona strada.
In conclusione: se pensi di essere già molto bravo per grazia divina, ti faccio i miei migliori auguri e ti invito a non proseguire la lettura.
I primi problemi tecnici
Parlando con molti neofiti i primi dubbi scaturiscono dall’eccessivo uso di anglicismi che neanche nelle riunioni di marketing nelle aziende durante gli anni ’80. Così la confusione dell’autore cresce e prima di decidere che tipo di romanzo scrivere si ritrova bombardato da parole in inglese (es: instant love, ship tra personaggi, cliffhanger…).
Ormai devi conoscerle, ma non possono essere il motivo per cui scrivi o la direzione verso cui andare perché fa figo. Essenziale, al contrario, è conoscere gli strumenti del mestiere per rendere il proprio manoscritto:
- più chiaro,
- emozionante
- e narrativamente economico.
Non ho inserito nulla dal punto di vista grammaticale e sintattico perché dovrebbe essere ovvio, se vuoi scrivere un libro è obbligatorio conoscere gli strumenti di base.
Tutto molto bello, ma cosa scrivere?
Ho iniziato a lavorare nell’editoria una quindicina di anni fa, da allora ho avuto la fortuna/sfortuna di leggere e valutare migliaia di testi. Molti autori bravi vengono costantemente scartati da ogni singola:
- agenzia letteraria,
- editore,
- scout e
- valutatore.
Nessuno vuole i loro lavori perché, non si sa spesso su quali basi, proporrebbero testi di qualità ma non spendibili sul piano commerciale. Si tratta di un ragionamento che sarebbe anche giusto se chi li valuta avesse a disposizione delle analisi di mercato minuziose e ben targettizzate, magari commissionate a un’azienda che le fa di mestiere.
Invece, per lo più, scelgono basandosi sulle intuizioni di editor e dirigenti “scappati de casa” che seguono una linea editoriale per sentito dire o perché hanno letto un topic su Reddit o su chissà quale altro sito.
Cosa vuole il mercato
Il mercato, secondo le ultime stime, è in crisi tranne che per il romance e per i thriller. I romanzi d’amore (rosa o spicy o come volete voi), trainano da anni il mercato editoriale tanto che ormai ogni editore ne propone sul catalogo una marea.
Non è un genere inferiore, chi lo dice è per me una persona lievemente ottusa incapace di accettare il diverso e il cambiamento, però non è neanche l’unico genere al quale aggrapparsi per salvare ogni singolo editore su piazza.
Se vuoi scrivere un testo che abbia molte più possibilità di non essere istantaneamente cestinato (e mi riferisco alle agenzie letterarie e agli editori grandi) il romance fa per te. Ricorda che non si tratta di lanciare bacini, cuoricini, unicorni e decerebrati che dicono solo idiozie preconfezionate!
Il romance è una cosa seria. La Teoria dell’iceberg di Hemingway per esempio, non riguarda solo la storia, ma anche i sentimenti. Significa che la gran parte delle emozioni dovrebbero filtrare attraverso il non detto e non con giganteschi spiegoni (ecco che anche lo Show don’t tell esplode nella sua importanza).
Oppure puoi decidere di lanciarti sui thriller, in qualsiasi salsa a eccezione dell’horror. Quest’ultimo sottogenere è boicottato da ogni singolo soggetto nel mercato perché… non lo sanno neanche loro. Lo ostracizzano pur non avendo vere ricerche di mercato a corroborare la loro scelta.
La narrativa non di genere ha sempre un forte fascino nei confronti degli autori che hanno la malsana convinzione (nella maggior parte dei casi), di scrivere robe profonde e poetiche, solo perché la loro storia è ambientata durante il periodo fascista oppure riguarda una bambina che ha subito violenze da parte del maschio brutto e cattivo.
L’unico limite è che tali polpettoni sono ad appannaggio degli uomini (e anche donne, non vorrei far incazzare i woke) di cultura. E che cultura!
Che ne facciamo dell’intelligenza artificiale?
Chi decide cosa scrivere oggi deve considerare anche la visibilità digitale. I generi che emergono più facilmente nelle ricerche online e nelle risposte automatiche hanno:
- una struttura chiara,
- personaggi riconoscibili e
- parole chiave precise.
Romance e thriller sono i testi che le IA comprendono meglio e propongono più spesso nei suggerimenti.
Ormai molte CE utilizzano le IA generative per valutare i romanzi. Alcuni dicono di fare solo un primo filtro per evitare testi che sono lontani dalla linea editoriale decisa dall’editore. In realtà la usano anche per considerare alcuni elementi più strutturali, andando così a rendere la valutazione di un romanzo il risultato di un gelido algoritmo.
Una IA ben “educata” è, a mio parere, utilissima per scartare manoscritti che sono di generi diversi da quelli pubblicati dalla casa editrice, oppure romanzi con evidenti problemi di lingua. In questo modo non si perderà tempo con testi brutti e pieni di errori.
Che scrivere?
Domanda lecita. Decidere cosa scrivere e investire tanti mesi su una storia non è una scelta di poco conto, tutt’altro. Scrivere cosa vende (in teoria) o cosa mi piace fare? Elaborare una storia seguendo le richieste del mercato o lasciando andare la fantasia senza limiti?
Come sempre sarò sincero, anche se agenzie e case editrici non saranno d’accordo o diranno che accade tutto il contrario e che loro scelgono i testi più meritevole ecc ecc.
Un romanzo viene pubblicato per due ragioni (una terza è bonus):
- se rientrano nei generi più venduti e
- l’autore ha una forza social (vedi Instragram, TikTok, Wattpad e simili).
- È un bel romanzo (bonus).
La scelta è cautelativa, non imprenditoriale. Un imprenditore intercetta i bisogni futuri degli acquirenti o è lui stesso a crearli attraverso scelte intelligenti e strategie di comunicazione innovative.
In ambito editoriale non si sa nemmeno cos’è la SEO o come scalare la SERP senza pagare migliaia di euro per una sponsorizzazione su Google. In Italia siamo sempre indietro di almeno cinque anni rispetto alle mode e trend, si copia e non si innova mai.
Come orientarsi tra passione e logiche editoriali
Decidere cosa scrivere è il primo bivio concreto per chi vuole trasformare una passione in un progetto editoriale serio. La scrittura, oggi più che mai, si muove tra esigenze di mercato e desiderio personale. Non esiste una ricetta universale, ma chi conosce le dinamiche editoriali sa bene che generi come il romance e il thriller offrono maggiori possibilità di essere letti e selezionati da agenzie e case editrici.
Non significa snaturarsi, ma conoscere le regole prima di decidere se seguirle o meno. I romanzi che funzionano spesso nascono da un equilibrio tra struttura tecnica, coerenza di genere e una buona dose di autenticità narrativa.
Ma io voglio solo scrivere
In un mondo perfetto sarebbe possibile. In Italia te lo puoi scordare. Perfino chi ha tanti follower e scrive romance è costretto/a a sottostare alle meccaniche del momento, inserendo per esempio un po’ più di spicy, un istant love piuttosto che un enemy to lover.
Non siamo di fronte a scelte letterarie, ma solo di vendita. Nessun editore si sognerebbe mai di pubblicare un romance che non ha il lieto fine o un thriller senza il colpevole.
Cosa scrivere, quindi? Non c’è una risposta giusta.
- Credo che prima di tutto tu debba valutare se hai gli strumenti per scrivere o se hai bisogno di leggere e studiare ancora tanto.
- Poi è essenziale avere un’idea solida della storia che desideri raccontare, magari capendo – in linea di massima – a che genere appartiene.
- Infine decidere se vuoi provare a tutti i costi a pubblicare (di solito partendo dalla medio/piccola editoria), oppure
- se vuoi scrivere solo quello che diavolo ti piace senza sottostare alle logiche di mercato (spesso illogiche).
Goditi la scrittura e la lettura
Come detto prima non c’è una scelta “giusta” e per me non va condannato chi piega le proprie convinzioni perché vuole essere ascoltato e toccare la mente e il cuore di più persone (i lettori). Ricevere solo rifiuti è scoraggiante e vedere il proprio romanzo pubblicato è una soddisfazione che si trasforma in energia per scrivere (e leggere) sempre di più.
Se ti rifiutano potrebbe essere a causa del genere che hai scelto, oppure è perché il tuo romanzo ha dei limiti strutturali e linguistici ben precisi. In moltissimi casi, però, se non ti pubblicano é perché il tuo romanzo è orribile.
