Quali sono gli errori grammaticali (e non solo) più frequenti e quanto possono incidere sulla scelta del tuo romanzo da parte delle case editrici o delle agenzie letterarie?

Scrivere bene non è solo raccontare una bella storia. È anche, e soprattutto, scriverla in un italiano corretto. Ogni giorno ci arrivano manoscritti con errori di punteggiatura, apostrofi messi a caso, accenti sbagliati e forme verbali da brividi.

Non parliamo di distrazione, ma di veri e propri scivoloni che rivelano una scarsa padronanza della lingua. Per un agente letterario o un editore di qualità è, come detto, un campanello d’allarme fortissimo. Se vuoi essere preso sul serio, il minimo è dimostrare di conoscere le basi.

Non basta affidarsi al correttore automatico di word. L’intelligenza artificiale, in questo, può essere molto utile. Con un lavoro certosino, e molto noioso, potrai sondare l’intero manoscritto in cerca degli obbrobri letterari che farebbero bocciare il testo, anche a fronte di una buona storia.

Un refuso ogni tanto è ammissibile? Sì, certo, ma se si vogliono aumentare le proprie possibilità di essere scelti (e quindi pubblicati), è meglio evitarlo. Per quanto possa sembrare un concetto ovvio, a noi arrivano molti manoscritti con più errori di grammatica di quanto sia accettabile.

Un editing ben fatto, oltre a migliorare – di molto – il testo, servirà anche per trovare e correggerne molti, evitando brutte figure. Ricordati che hai sempre Google e gli altri motori di ricerca da poter utilizzare, il nostro consiglio è:

Se hai anche il minimo dubbio, controlla online.

Si tratta di investire pochi secondi per digitare una parola e, in caso, ti eviterà di sbagliare.

Non è un banale post sui social!


Nessuno pretende la perfezione, ma una certa soglia di accuratezza sì. Se nel tuo testo ci sono errori grammaticali a ogni pagina, darai l’impressione di non essere pronto. Ed è un peccato, perché magari la storia c’è, l’idea è buona, ma viene affossata da dettagli che potevi correggere facilmente.

L’editing (come la correzione di bozze) serve anche a togliere di mezzo gli errori evitabili che fanno sembrare il tuo lavoro più amatoriale di quanto non sia. Se non sai se si scrive “qual è” o “qual’è”, se ti scappa sempre “un’altro”, o se non distingui tra “da” e “dà”, è il momento giusto per chiarirti le idee. Prima che lo faccia, con una mail di rifiuto, chi il tuo testo lo dovrà valutare per una pubblicazione.

I 10 errori grammaticali più frequenti…

Di errori grammaticali se ne commettono molti anche nei romanzi pubblicati, figurarsi in quelli che ancora non lo sono. Iniziamo con i 10 più frequenti che riscontriamo nei manoscritti che ci vengono inviati (per una valutazione gratuita mandaci le prime 20 pagine + sinossi, tutto in word, info@pennarigata.it).

N.b: in rosso l’errore di grammatica, in blu il modo corretto di scrivere.

1. Qual’é. Per quanto sui social ormai sia un errore abbastanza sdoganato, capita di trovarlo abbastanza spesso. La forma corretta è Qual è.

2.. Se si intende poco, allora la forma giusta è po’, in questo caso si elimina il “co” e si inserisce l’apostrofo.

3. Quà, in questo caso il problema è l’accento che non serve perché il vocabolo non si confonde con altri, per cui si scrive semplicemente qua.

4. Tanto tempo . La a non va accentata, scrivendosi sempre fa.

5. Un’altro giorno. Accenti e apostrofi sono spesso un problema, ti consiglio di leggere questo pezzo sull’articolo un, in ogni caso si scrive un altro giorno.

6. Se invece l’articolo indeterminativo è al femminile l’accento ci va sempre. Non si scrive, quindi un altra, ma un’altra.

7. D’appertutto è un’unica parola e si scrive dappertutto.

8. Non lo , anche in questo caso non ci va l’accento, quindi si scrive non lo so.

9. Ne uno ne l’altro, al contrario l’accento ci deve essere. Si scriverà l’uno, l’altro.

10. Qualcun’altro? Assolutamente no. Si scrive senza apostrofo: qualcun altro.

Secondo un recente studio, tra gli errori più comuni che si commettono, c’è proprio il famigerato apostrofo, tanto che ben il 68% lo sbaglia (o lo mette a caso).

In realtà la regola è abbastanza semplice: si mette per le parole femminili (es. un’amica), mentre non lo si mette per quelle maschili (es. un amico).

Sono così gravi se vuoi pubblicare?

Alcuni errori commessi quando si scrive possono essere attribuiti a disattenzioni, pigrizia o anche semplici refusi, ma ce ne sono alcuni figli di una profonda ignoranza.

Se vuoi avere qualche chance di pubblicazione, devi evitarli, perché non basta un buon correttore bozze. Uno scrittore è una persona di cultura, a tutto tondo. 

Chi non conosce le basi della lingua italiana, non può scrivere professionalmente (a dire la verità neanche a livello amatoriale). Se pensi di avere delle lacune, studia, informati e domanda a chi ne sa di più, eviterai figuracce e di essere scartato già dalla sinossi!

I 5 errori grammaticali più terribili

11. ……. per i puntini di sospensione si usa questo simbolo:  che non sono tre punti messi uno di seguito all’altro. Comunque meglio metterne 3 a mano piuttosto che dodici!

12. Avvolte credo che tu sia un pazzo. Si scrive: A volte credo tu sia pazzo.

13. Gli dico di smetterla una volta per tutte (riferito a una donna). La forma corretta è: Le dico di smetterla una volta per tutte.

14. Non sono daccordo. Invece è “d’accordo“.

15. Ci vediamo sta sera. È invece “stasera“.

I 5 errori “quasi” scusabili (o forse no)

16. freddo! Certo, dopo un errore di questo tipo, si scrive: Fa freddo. L’accento non ci va mai!

17. E bellissimo. In realtà scriverlo così è brutto, e neanche poco. Spesso non si sa come fare la È, ma basta andare sul proprio programma di scrittura, trovare “inserisci”, “simboli” e in mezzo a ∑, Ω trovare la é maiuscola.

18. Si hai ragione. Ci sono due errori, il primo è la mancanza dell’accento sulla “i” quando quando è un avverbio di affermazione e non il pronome riflessivo di terza persona singolare e plurale. Il secondo è la mancanza della “virgola”. Il modo esatto per scriverlo è: Sì, hai ragione.

19. “Cioé, perchè pensi di avere ragione?”. Sembrano le parole di un personaggio di Verdone. Però ci sono due errori anche in questo caso. “Perché” vuole l’accento acuto. “Cioè” quello grave.

20. Inerente l’economia aziendale. La forma corretta è: Inerente all’economia. Si dice inerente a qualcosa, non inerente qualcosa.

Purtroppo i romanzi che ci arrivano ne sono pieni

Un errore qua e là può capitare a tutti. Ma quando in un testo si sommano accenti sbagliati, apostrofi casuali, tempi verbali sballati e costruzioni zoppicanti, non si tratta più di sfortuna/distrazione ma di impreparazione.

Chi lavora nel settore editoriale – editor, agenti, lettori professionisti – se ne accorge subito. Non solo perché ha l’occhio allenato, ma perché riconosce il suono di una scrittura fatta con attenzione. Un testo scritto bene rispetta chi legge, ma anche chi scrive.

Prima di inviare un manoscritto, rileggilo, studia, controlla tutto, e non dare mai nulla per scontato. Chi pubblica davvero lo fa perché ha imparato a non ignorare i dettagli. E la grammatica non è un dettaglio.

Abbiamo fatto questa lista – non esaustiva – per mostrare quanto spesso ci si possa sbagliare scrivendo. In tutti i testi inviatici ci sono questi “strafalcioni” che compaiono per pigrizia, disattenzione o semplice ignoranza.

Durante l’editing del romanzo, li correggiamo per evitare all’autore brutte figure con case editrici e agenzie letterarie che, ormai, cercano testi al limite della perfezione grammaticale. Questo perché, come diciamo spesso, il sistema editoriale sta implodendo su sé stesso scaricando ogni costo sull’autore e perché, purtroppo, non si fa più scouting.

Studia, informati, leggi tantissimo e poniti molte domande. Esistono siti autorevoli come www.treccani.it oppure www.accademiadellacrusca.it dove puoi navigare e trovare tutte le risposte che cerchi sulla lingua italiana.

Un consiglio (magari banale per molti): attiva il correttore automatico di word, non ti aiuterà a trovare TUTTI gli errori, ma almeno qualcuno.