Scrivere non è solo raccontare, ma è mostrare e far vivere

Scrivere è mostrare gli accadimenti. Spiattellare al lettore una serie fatti senza che ci sia davvero la presenza di un personaggio che agisce trasforma una qualsiasi lettura in una noia mortale. Si pugnala il cuore del romanzo e si annacquano emozioni e stati d’animo tranciando di netto il patto narrativo e l’empatia

La scrittura immersiva, o trasparente o quello che è, uccide una bella idea e poi lo resuscita in uno zombi. 

Scrivere è mostrare, non sbrodolare avverbi, sensazioni e aggettivi…

Show, don’t tell è una tecnica narrativa che trasforma la scrittura in esperienza diretta. Non si limita a dire che un personaggio è triste o coraggioso, ma lascia che siano:

a farlo percepire. Il lettore entra nella scena e vive emozioni e dettagli come se li stesse osservando in prima persona, senza doversi accontentare di una spiegazione fredda o riassuntiva.

Non dire che un personaggio è triste: fai vedere le lacrime, il labbro che trema, lo sguardo fermo nel vuoto. Mostrare vuol dire costruire la scena con dialoghi e comportamenti, restituire odori, suoni, colori e silenzi, inserire sfumature che permettano al lettore di dedurre ciò che accade dentro i personaggi.

Ma… e qui che le cose cambiano, non sono dogmi! Non è sempre così, sta nella sensibilità dell’autore capire quando dire e quando raccontare. Non servono settordicimila avverbi, aggettivi e modi di dire posticci (es: acciottolato, imperlato di sudore ecc) per coinvolgere il lettore. Come non è vero che in un romanzo la destra e la sinistra non vadano mai inserite, e non parlo di politica! 

Dipende. Dipende dal momento, dal personaggio o dalla situazione. Il problema di queste “idee di come si dovrebbe scrivere” non sono le singole regolette, ma l’insieme che sembra più una setta di fruttariani che idolatra il pompelmo come santo patrono della dieta bruciagrassi. 

Come migliorare la propria tecnica?

I corsi di scrittura online non sono, a mio avviso, lo strumento migliore ed economicamente più efficiente (quelli in presenza, se ben strutturai, possono essere utili anche se costosissimi). Propongono ore di chiacchiere – anche interessanti – in cui però solo una piccola percentuale è davvero utile.

Per esperienza ci sono solo due modi per migliorare la propria scrittura:

  1. leggere, tanto, tantissimo, più che si può e tanti generi differenti (Thriller, Romance, Classici, Fantasy…),
  2. Farsi fare l’editing da un professionista che sia “cattivo” il giusto, sincero (al 100%) e che non abbia paura di offendere la tua sensibilità artistica pur mantenendo sempre un tono educato e professionale.

Se vuoi un parere sul tuo romanzo prova il nostro servizio di lettura manoscritti. Quando noi editiamo non solo parliamo tutte le settimane al telefono con l’autore (non abbiamo il tassametro!), e mandiamo a scadenza regolare un file con centinaia di “correzioni” o proposte per migliorare il testo che vengono spiegate proprio durante la telefonata!

Scrivere è mostrare, ma c’è uno scopo finale

stella-maris-cormac-mccarthy-copertinaNon è solo tecnica, lo show don’t tell o altre regole di scrittura non sono una legge inamovibile. Esistono testi meravigliosi che sono tutto un “tell”, di solito i classici della letteratura, come anche romanzi che sono l’apogeo dello “show”.

Per esempio, Stella Maris di Cormac McCarthy è un romanzo costruito soltanto sul dialogo tra i due protagonisti (uno psichiatra e la sua paziente, Alicia Western), senza usare neanche un dialog tag, descrizioni o movimento.

Va contro ogni regola delle scuole di scrittura, eppure è un capolavoro. Se McCarthy avesse dato retta ai maestri dell’immersiva o simili, ora non avrebbe scritto Stella Maris ma un banale romanzo in cui siamo sommersi dal superfluo.

La risposta a tutte le tue domande letterarie è: DIPENDE. Avere un punto di vista, una preferenza su un modo di scrivere è necessario, quanto rompere le regole e sapersi inventare un modo di comunicare libero ed emozionante. 

Il problema dell’editoria nostrana (ma non solo)

Le grandi scuole di scrittura tentano di creare automi, i sopracitati fan del pompelmo, che scrivano tutti allo stesso modo. Stanno appiattendo la creatività perché un popolo di persone che pensano non piace… scusate il momento Che Guevara!

Spesso gli editori vanno sul sicuro, preferiscono il classico detective con i baffi e qualche paturnia piuttosto che personaggi nuovi, più complessi e figli dei tempi.

Hanno paura di sbagliare e si limitano a fare, il più delle volte, il compitino. Poi però comprano titoli stranieri innovativi solo perché hanno già venduto all’estero e quindi dovrebbero essere garanzia di successo, quando avrebbero potuto innovare con un autore italiano.

Hai quindi due possibilità:

  1. scrivere seguendo i dogmi dell’editoria italiana (e i dogmi te li danno le scuole di scrittura),
  2. fare ciò che ti piace, che ti fa stare bene, con qualche possibilità in meno di pubblicazione con un grande editore (che comunque sono pari allo zero pure per gli altri!).

L’importante è scrivere (e per me scrivere è soprattutto mostrare, ma non solo) e leggere tanto, il più possibile! Se poi i grandi editori italiani (i piccoli possono tenerli così come sono) abbassassero i prezzi e migliorassero la qualità dei romanzi pubblicati sarebbe meglio…

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