Autori-meteorologi figli di Giuliacci!

Ci sono tizi che scrivono “romanzi” con la certezza – quasi matematica – di aver elaborato un testo fantastico, elegante e innovativo. Convinti che la loro presunta competenza classica sia pari solo allo stile pulito, profondo e a tratti poetico.

Fenomeni che ci inviano le famose 20 pagine senza neanche una sinossi (che strumento inutile, loro sono geni), ma soprattutto, nella email, non salutano! Come se noi di PennaRigata fossimo alla stregua di macchine che hanno solo il compito di certificare la portata del loro genio.

Se sei tra questi soggetti, e molti lo sono, per cortesia non sprecare il tuo tempo a inviarci nulla, non lo leggeremo. Noi (perché siamo un team di più persone), abbiamo scelto di scegliere con chi lavorare, perché l’editing del romanzo è un processo lungo, faticoso e ci deve essere rispetto tra le parti.

Ma cosa c’entra tutto questo con il meteo?

L’incipit di un romanzo è la parte più importante, soprattutto se si vuole proporre il testo a una delle tante agenzie letterarie o case editrici. Gli editor sono subissati da romanzacci orribili e zozzerie di quarta categoria, tampinati da mitomani e maleducati.

Questo comporta un atteggiamento difensivo che, per quanto non condivida, comprendo appieno. Significa che il loro livello di attenzione è spesso minimo, un lumicino che può spegnersi a causa di una email troppo prolissa (99%), una sinossi che non è una sinossi (99,9%), o un testo che inizia con il meteo.it (90%).

Queste sono mie personali statistiche, anche un po’ esagerate, ma giusto per far comprendere quanto sia necessario curare ogni dettaglio quando si scrive, e propone, il proprio manoscritto.

A mio avviso, ciò che dimostra la maggiore inesperienza, e di conseguenza il rischio che il romanzo abbia seri problemi, è il comportarsi da autori-meteorologi.

Autori-meteorologi, cosa sono?

Persone che scrivono ma che sono affascinate dal clima neanche fossero Giuliacci! Se vuoi parlare del tempo atmosferico, studia – come il suddetto – climatologia, statistica e matematica, non scrivere romanzi! 

O almeno non farcirli di:

  • notte buia e tempestosa,
  • sfumature rosse del cielo,
  • un sole che spacca le pietre,
  • arabeschi di inchiostro sulla volta celeste,
  • capocchie di spilli,
  • nebbia che si taglia con il coltello (poi ce mettemo una spolverata di pepe e sale?)
  • pioggia torrenziale,
  • tempo da lupi,
  • freddo cane,
  • (caldo gatto?)
  • nebbia densa,
  • pioggia fitta,
  • pioggerellina che alla fine ti inzuppa,
  • caldo asfissiante,

Sono sono alcuni modi di dire, banali e abusati, che andrebbero evitati come la peste (cit.).  Ma gli Autori-meteorologi non si fermano qui, invece danno sfogo a tutta la loro creatività per ammorbare il povero lettore e mostrargli, con dovizia di particolari di ogni genere, che pioveva. A volte basta dire che piove, meglio se si usa la tecnica dello Show don’t tell per mostrarlo.

A lettore, gli importa del clima del tuo libro?

In linea di massima no. Gli interesserà nel momento in cui entreranno in scena i personaggi e quella pioggia forte obbligherà il protagonista a coprirsi, a stringersi nel cappotto o a entrare in un locale dove incontrerà la donna della sua vita.

Se inizi il romanzo con il meteo, ti mancheranno gli elementi essenziali per dargli importanza: i personaggi. Non significa che tutte le storie debbano iniziare con l’ispettore o l’eroe che fanno qualcosa di epico, ma se vuoi essere preso sul serio come autore, evita banalità di questo tipo che sono spesso considerate errori gravi.

Cosa c’entra tutto questo con i “fenomeni” di inizio articolo? Che quasi tutti i loro testi hanno un incipit meteorologico spesso così barocco, insulso e pieno di stereotipi, che quasi ne siamo contenti… 

Anche Dostoevskij è uno degli Autori-meteorologi?

Vanno fatte delle precisazioni:

  • tu non sei Dostoevskij,
  • erano altri tempi,
  • il suo incipit è strepitoso e funzionale.

Sulla fine di novembre, con un tempo umido e freddo, verso le nove del mattino, il treno di Varsavia arrivava a tutto vapore a Pietroburgo. Così fitta era la nebbia, che a stento albeggiava: a destra e a sinistra, dai finestrini del vagone, era difficile distinguere qualche cosa. (L’idiota)

Oppure Orwell:

Era una fresca limpida giornata d’aprile e gli orologi segnavano l’una. Winston Smith, col mento sprofondato del bavero del cappotto per non esporlo al rigore del vento, scivolò lento fra i battenti dell’ingresso agli Appartamenti della Vittoria, ma non tanto lento da impedire che una folata di polvere e sabbia entrasse con lui. (1984)

Infine Musil:

Sull’Atlantico un minimo barometrico avanzava in direzione orientale incontro a un massimo incombente sulla Russia, e non mostrava per il momento alcuna tendenza a schivarlo spostandosi verso nord. Le isoterme e le isòtere si comportavano a dovere. La temperatura dell’aria era in rapporto normale con la temperatura media annua… (L’uomo senza qualità)

Se il tuo romanzo inizia con il meteo può darsi che:

  1. sei un genio incompreso che presto diverrà uno scrittore immortale,
  2. lavori per l’Aeronautica o per un sito di meteorologia e hai una forte vena creativa,
  3. fai parte della casta degli Autori-meteorologi.

Qualunque sia la risposta, il mio consiglio è di leggere (almeno due romanzi al mese, di tutti i generi) e di scrivere tanto. Puoi inviarci le prime 20 cartelle editoriali + sinossi (tutto in word) a:

info@pennarigata.it

2 commenti su “Autori-meteorologi figli di Giuliacci!”

  1. Gianfranco Menghini

    Io, più che di sinossi, parlerei di denaro
    .ormai nella letteratura e tutto mercificato un buon 90 per cento degli “editori” sono de i tipografi
    Gli altri. Pochissimi, hanno la loro squadra laddove un autore dopo i primo tre libri, possono scrivere pessimi romanzi sulla falsariga di uno che.ha avuto un mediocre successo.
    I miei in numero di venti sono stati tutti ostracizzati
    Eppure non parlavano affatto di clima

    .

    1. Che il sistema editoriale abbia grandissimi problemi è assodato, allo stesso tempo si scrive senza avere le competenze adatte con l’idea – spesso errata – di aver prodotto dei capolavori. Nella mia carriera di editor ho letto centinaia di incipit di autoproclamati geni che non avevano neanche le basi per scrivere la lista della spesa. Non avendo letto nulla di suo, non saprei cosa dirle sui suoi venti. Le posso assicurare, però, che un buon romanzo trova sempre un via.

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