Il cuore del romanzo dà vita alla storia facendo pulsare nelle vene lettere e parole. Non è poesia e neanche una delle tante regole “innovative” che si insegnano online e nelle scuole di scrittura.
Ci sono testi ben scritti che seguono tutti i crismi della “letteratura moderna” eppure non hanno successo. Ci si domanda perché l’editoria sia in crisi (le ragioni sono tante, sia chiaro), ma non ci si interroga mai sulla capacità dei libri moderni di saper emozionare davvero.
Uso “davvero” perché, a mio parere, si esagera con la retorica da bar, nell’eccesso di cuoricini, manine e sguardini pensando che possano commuovere (Treccani: Muovere profondamente gli affetti, cagionare un vivo sentimento di pietà, dolore, affetto, tenerezza, ammirazione). Non penso sia così. Il lettore non è insensibile e apatico come troppo spesso gli editori lo giudicano.
Chi legge ha quasi sempre la capacità di capire e sentire se un romanzo è autentico, premiandolo.
Cosa rende un romanzo autentico?
La sincerità? I buoni propositi? Le storie autentiche e romantiche? Queste sono solo caratteristiche sponsorizzate dall’associazione dentisti italiani per far aumentare il numero di carie nella popolazione!
A rendere un romanzo autentico non sono i sentimenti esasperati, i bad boy che “scopano la cozza di turno che però è carina ma allo stesso tempo non lo sa e si sente brutta ma bella perché è una brava ragazza…”. Si confondono le storie strappalacrime o bagnamutandine e gli si attribuisce un cuore che, per me, non hanno.
Il cuore del romanzo è l’urgenza profonda che rende necessaria la storia, il motivo per cui vale la pena raccontarla.
Un romanzo è autentico quando ha un “cuore”. Con esso prenderà vita e sarà il libro più venduto dell’anno? Proprio no, non diciamo stupidaggini che già ne dicono abbastanza in alcuni corsi di scrittura o qualche editor di romanzi (o meglio presunto) su Instagram.
Perché la trama non coincide con il cuore del romanzo
Il cuore del romanzo non coincide con la trama perché risponde a una logica diversa. La trama:
- organizza gli eventi,
- decide l’ordine
- e la direzione.
Il cuore, invece, è ciò che tiene insieme tutto il resto:
- l’urgenza emotiva,
- il tono,
- il motivo per cui vale la pena raccontare quella storia.
Puoi cambiare la trama e il romanzo restare lo stesso. Ma se togli il cuore, non resta nulla che valga. Con lo studio e la lettura è possibile arrivare a costruire una buona trama che tenga il lettore incollato alla pagina. Capita per alcuni generi letterari in particolare (Giallo, Thriller, Storico…).
La trama come corpo del romanzo
La trama è il corpo del romanzo perché dà forma al movimento, sostiene le azioni, impone una direzione. Senza di essa, la storia resta ferma, sospesa in intenzioni che non trovano esito. È nella trama che si definiscono le scelte, i gesti e infine le conseguenze.
Nella trama prende vita anche il conflitto che mette in moto la trama stessa e rivela il cuore del romanzo. Non è solo scontro tra personaggi o ostacoli da superare: è una tensione che divide, spinge e costringe a scegliere (spesso commettendo degli errori).
All’interno della trama, il conflitto narrativo:
- crea movimento,
- obbliga a passaggi,
- deviazioni,
- rotture.
Nel cuore del romanzo, invece, scava per rivelare cosa è davvero in gioco. Un personaggio può attraversare mille eventi, ma se non è costretto a confrontarsi con qualcosa che lo mette a nudo, il romanzo non respira. Il conflitto è ciò che costringe la storia a farsi necessaria.
Anatomia dei romanzi (Read’s anatomy)
Mettiamo che vuoi scrivere un romanzo, serve:
- corpo (la trama),
- sistema muscolare (conflitto) e
- cuore.
Proviamo a giocare a fare Dio con questi 3 elementi: se hai il primo e il secondo, ma ti manca il terzo, il tuo romanzo potrebbe comunque essere scelto da agenzie letterarie o editori seri e riuscire a vendere bene. Un bel risultato, non c’è che dire.
In pratica avresti creato uno zombie! E come sappiamo dal cinema horror, ne basta uno per infettare quasi tutto il genere umano perché gli zombie si moltiplicano a una velocità incredibile. In pratica è già accaduto, ma in pochi se ne rendono conto…
Se invece il corpo e il sistema muscolare sono piccoli, e il cuore è una sorta di pallone da calcio, basterà un unico battito per dilaniare il povero corpicino rachitico che avevi creato. Il romanzo non troverà neanche un beta reader che sia disposto a leggerlo.
Ma il mio romanzo ha un gran cuore!!!
Piagnucoleranno in molti. Come nel caso contrario in cui hanno creato una struttura solida e dinamica ma senza l’ombra di un cuore pulsante. Sono casi estremizzati e caricaturali solo per far capire che l’equilibrio è il risultato primario a cui si dovrebbe giungere quando si scrive.
La tecnica è essenziale, possiamo compararla al corpo del romanzo, perché si può sviluppare e migliorare ma solo attraverso l’esercizio “fisico” che, in questo caso, è la lettura. Leggere è un allenamento che trova il suo coronamento, infine, nello scrivere.
Il cuore del romanzo, da solo, non basta.
Come si genera il cuore del romanzo
Vivere, mettersi in gioco e leggere sono, a mio avviso si intende, gli strumenti giusti per costruire e sviluppare un cuore del romanzo che sia forte ed equilibrato. Il cuore del romanzo è un’urgenza, quasi un’ossessione che spinge a scrivere.
Il cuore non è una sinossi o una quarta di copertina, se una persona ti domanda qual è il cuore del tuo romanzo devi essere in grado di rispondere con una frase, netta e chiara, se lo devi spiegare neanche fossi a un’interrogazione al liceo, allora sei sulla cattiva strada.
Il cuore di un romanzo non è assoluto e immutabile. Per l’autore potrebbe essere diverso da come lo vedono i suoi lettori, è proprio questa la magia della scrittura, l’importante è che sia vero, autentico e sincero. Ecco una lista di alcuni dei romanzi più famosi dell’ultimo secolo, di vari generi, e accanto il “cuore del romanzo” secondo il mio personale punto di vista.
- Il signore degli anelli (J.R.R. Tolkien). Il legame che resiste al male assoluto.
- Chiedi alla polvere (John Fante). La fame d’amore di chi si disprezza.
- La strada (Cormac McCarthy). Sopravvivere amando in un mondo finito.
- Le ragazze (Emma Cline). Il bisogno di appartenenza che acceca.
- La montagna incantata (Thomas Mann). Il tempo che trasforma pensiero e carne.
- After (Anna Todd). Confusione tra desiderio e dipendenza emotiva
- Cent’anni di solitudine (Gabriel García Marquez). Il peso del tempo che ritorna sempre.
- Pastorale americana (Philip Roth). L’illusione del sogno americano che crolla.
- Norwegian Wood (Haruki Murakami). L’amore perduto che non smette mai.
- American Psycho (Bret Easton Ellis). Il vuoto dietro la maschera del successo.
- Normal People (Sally Rooney). L’intimità fragile tra due mondi interiori.
Il cuore del romanzo come parte di sé
Puoi decidere di scrivere un romanzo per una marea di ragioni, che sia per fare soldi, per dire ciò che pensi o perché sei convinto che la tua storia sia meravigliosa e tu un grandissimo autore incompreso, a me non importa nulla.
Sono dell’idea che un romanzo vero capace di far provare emozioni sincere, e non artefatte, sia possibile scriverlo solo quando si ha bene in mente non solo cosa mettere sulla pagina, ma soprattutto cosa si vuole far provare. Il cuore del romanzo è subdolo e difficile da decifrare e ancora di più da far comprendere agli altri, se riesci a dirlo con una riga, allora sei sulla buona strada.

