Spesso mi viene chiesto come scrivere un romanzo storico, quali segreti servono per elaborarne uno che sia avvincente e che non pieghi la “Storia” al suo volere al punto di modificarla.

La scrittura di un romanzo storico è un’impresa affascinante che combina la creatività con la precisione storica. È un genere che ha decodifiche precise e permette agli autori di trasportare i lettori in epoche passate, offrendo loro una finestra sul mondo com’era una volta.

A mio avviso, l’elemento più insidioso risiede nel bilanciare una trama intrigante con l’accuratezza storica. Quest’ultima può essere un’alleata ma anche la nemica di molti testi di genere che scivolano nell’ucronia o addirittura nel fantasy.

Chi scrive ha la libertà di fare come vuole, ma ogni genere ha delle linee guida. Se in un romanzo fai assassinare Napoleone da un cecchino venuto dal futuro, non puoi proporre il tuo romanzo come uno storico!

I romanzi di questo genere hanno una solida base storica che è uno dei pochi paletti in cui devi per forza muoverti. Altrimenti puoi scrivere un romance e dire che è un thriller! Per scrivere storici è essenziale conoscere e rispettare il periodo in cui si vuole ambientare il romanzo.

Come scrivere un romanzo storico: le regole di base

Non sono per la progettazione di un romanzo come fosse un frigorifero o un’automobile, credo che invece si debbano mixare con sapienza la logica e la fantasia, una struttura di base con lo snodarsi casuale degli avvenimenti.

Ci si deve sorprendere, altrimenti scrivere non è più un piacere, ma solo un dovere che si basa su obblighi, programmi e organizzazione maniacale. Lo trovo noioso, non solo come autore, ma anche come editor. Per cui scrivi per il piacere di farlo, lasciati andare sapendo però che i generi hanno delle regolette che andrebbero seguite.

  1. Un romanzo storico è un’opera narrativa ambientata in un’epoca passata, nella quale si ricostruiscono l’atmosfera, gli usi, i costumi, la mentalità e la vita dell’epoca, così da farli rivivere al lettore. Può contenere personaggi realmente esistiti o inventati. ​
  2. La scelta del periodo storico è cruciale. Alcuni consigliano di ambientare il racconto in un periodo che si conosca bene, personalmente trovo più stimolante scandagliare periodi/luoghi a me poco noti. In entrambi i casi si deve studiare ed essere ben consapevoli dell’ambiente in cui si muovo i personaggi.
  3. Una rappresentazione accurata e dettagliata del passato permette al lettore di immergersi in epoche lontane con veridicità e precisione. ​Studia gli usi e i costumi, per esempio dal punto di vista gastronomico. Non devi fare un trattato sull’alimentazione del VI secolo, ma è bene conoscere i dettagli.
  4. I personaggi sono il cuore dei romanzi. Possono trasformare una storia mediocre in un’epopea meravigliosa. In un romanzo ambientato nel passato il protagonista non potrà essere anacronistico, ma dovrà essere figlio del suo tempo. Ciò non toglie che potrebbe avere una spinta progressista o modernizzatrice.
  5. La mancanza di ritmo, in molti dei romanzi storici che valutiamo o editiamo, è uno dei problemi più presenti. Si tende a voler mostrare la propria competenza storica rallentando la narrazione con “pistolotti” saccenti e davvero poco interessanti. 
  6. Allo stesso tempo è necessario creare un’ambientazione dettagliata. Tu autore devi conoscere ogni cosa, anche dettagli su architettura, abbigliamento, medicina o guerra perché contribuiranno a creare un mondo credibile e affascinante.
  7. I dialoghi sono SEMPRE un problema. Già è difficile scriverne in contesti più moderni, ma quando si tratta di farli nei romanzi storici allora sono davvero guai. I personaggi devono parlare in modo moderno ma senza parole o modi di dire anacronistici. Non si possono far parlare i personaggi come se fossero persone del XXI secolo. ​
  8. Gli infodump affossano un testo facendolo passare da interessante a pessimo in un secondo. Le informazioni devono essere integrate nella narrazione in modo fluido e naturale, senza interrompere il flusso della storia. ​
  9. Una volta scelta l’ambientazione (Es: Egitto durante il regno di…) si deve essere precisi e attenti a non commettere errori storici. Un autore ha la libertà di prendersi alcune libertà creative che non compromettano, però, l’integrità storica generale.
  10. Una volta ultimato il romanzo è utile metterlo a riposare e prendersi una pausa di qualche settimana (almeno quattro), per poi riprenderlo e revisionarlo. I beta reader, se amanti del genere, sono be accetti come i loro feedback.

Scrivere un romanzo storico richiede dedizione, ricerca e passione. Tuttavia, con una pianificazione attenta e un impegno costante, è possibile creare un’opera che non solo intrattiene, ma educa e ispira i lettori, offrendo loro una finestra su epoche passate e su come queste abbiano plasmato il presente.

Come scrivere un romanzo storico: trucchi del mestiere 

Ci tengo a precisare che non esiste alcuna ricetta che trasformi magicamente un’idea qualsiasi in un bestseller. L’unica cosa che si può fare davvero per migliorare la propria scrittura è leggere, soprattutto romanzi di generi differenti.

I corsi di scrittura online o i corsi in generale danno minuscoli benefici se rapportati, per esempio, a un editing del romanzo. Non esiste un editing leggero e uno pesante o uno metà e metà solo il sabato! L’editing è uno, chi dice il contrario lo fa solo per creare più prodotti da vendere agli ignari neofiti della penna.

Scrivere un romanzo storico richiede non solo una solida ricerca e una narrazione avvincente, ma anche l’adozione di strategie specifiche che possano arricchire il processo creativo e il risultato finale. I trucchi del mestiere che vedrai di seguito non sono dei dogmi, ma delle possibilità che sta all’autore utilizzare o meno.

  1. Integrare personaggi reali e fittizi significa arricchire la narrazione con prospettive differenti sugli eventi storici che devono essere ben chiari all’autore. In questo modo si possono affrontare tematiche scomode o anche meno convincenti. ​
  2. Molti scrittori noti dichiarano che grazie a una disciplina ferrea e a routine ben decodificata riescano a lavorare in modo più efficiente, senza perdite di tempo. Trovati degli orari in cui lavorare e non fermarti solo perché “sei stanco”.
  3. Stephen King, nel suo saggio “On Writing: Autobiografia di un mestiere“, enfatizza l’importanza di leggere molto per migliorare le proprie capacità di scrittura. Attraverso la lettura, si possono assimilare tecniche narrative, arricchire il vocabolario e comprendere diverse strutture narrative.
  4. Ogni autore sarà convinto di aver usato il miglior linguaggio possibile rendendo il tutto con uno stile epico ed evocativo. Notizia dell’ultima ora: se la pensi così forse è il caso che contatti un editore a pagamento, perché vuol dire che hai scritto una schifezza che nessuno pubblicherebbe. Chiaro?
  5. Ricercare fonti diversificate non significa infilare i rettiliani nello sbarco in Normandia! Consulta una vasta gamma di fonti, dalle enciclopedie alle riviste specializzate, per ottenere una visione completa e accurata del periodo storico trattato. 
  6. Una delle cose più difficili da fare è di adattare il linguaggio all’epoca in cui si volge la storia. Evita di dire “messere” oppure “orsù” perché fa medioevo. Invece scrivi semplice e soprattutto evita anacronismi (es: “il tuo romanzo è una bomba” detto da un antico romano!). Usa vocaboli che indicano degli oggetti senza inserire degli infodump (es: si tolse la gorgiera dell’armatura).
  7. Includi dei dettagli sensoriali nella descrizione delle scene per rendere l’ambientazione più vivida e coinvolgente per il lettore. Non esagerare o rischi che ogni cosa abbia settordicimila aggettivi.
  8. Impara dai maestri. A riguardo ti consiglio di leggere la mia intervista a Valerio Massimo Manfredi.

Crea una linea del tempo

Nei romanzi storici, forse più che in altri generi, è importante non “fare casini” con le date e i periodi storici. Per quanto sembri ovvio mi è capitato di editare testi che, da questo punto di vista, fossero più che confusi.

Ti consiglio di crearti (su Power Point, Word o anche su un foglio grande), una linea del tempo che comprenda gli accadimenti della tua storia. Non da quando inizia il romanzo, ma da quando gli avvenimenti storici hanno eco sugli accadimenti di cui parli.

Segna su una retta le date importanti e, con un altro colore, i momenti salienti della storia che vuoi narrare. Ogni volta che hai dubbi, o che vuoi fare modifiche di qualsiasi genere, controlla la linea del tempo ed eventualmente inserisci il nuovo accadimento.

Scegliere il tempo giusto prima ancora della trama

Molti partono dall’idea di una vicenda e cercano un’epoca adatta a ospitarla. Spesso conviene fare il contrario. Un romanzo storico prende forza quando periodo scelto e materia narrativa si alimentano a vicenda, perché ogni secolo ha limiti, possibilità e ferite che cambiano il modo in cui un personaggio agisce.

Non basta dire che una storia è ambientata in un passato remoto. Serve capire quale frattura attraversa quel tempo, la pressione esercita sulle vite e l’ordine sociale costringe i corpi e quale linguaggio regola i rapporti. 

Un’epoca funziona davvero in narrativa soltanto quando smette di essere sfondo decorativo e diventa una forza attiva. Se il contesto non modifica le scelte dei personaggi, allora si sta usando la storia come scenografia, che è un lusso visivo discreto e un pessimo fondamento narrativo.

Prima ancora di progettare la trama, conviene chiedersi quale momento storico contenga un conflitto naturale, quale sistema di potere produca attrito, quale struttura sociale renda inevitabile una crisi.

Documentarsi senza diventare schiavi dell’archivio

Chi cerca di capire come scrivere un romanzo storico spesso immagina la ricerca come una fase separata, quasi un lungo anticamera da superare prima di cominciare davvero. In realtà la documentazione accompagna tutto il lavoro e cambia forma lungo il percorso.

All’inizio serve per orientarsi, in seguito per verificare, più avanti ancora per togliere. Sì, per togliere. Perché una buona ricerca non accumula soltanto materiale. Insegna a scartare, che per uno scrittore è facoltà più preziosa di una biblioteca intera. Con l’editing si scava ancora più a fondo, perché un professionista è in grado di capire ciò che è superfluo e cosa, invece, manca.

Cosa usare:

  • Fonti generali,
  • saggi,
  • documenti,
  • tasi di laurea,
  • cronache,
  • testimonianze,
  • iconografia,
  • lessico d’epoca,
  • oggetti quotidiani,
  • mappe dell’epoca.

Tutto questo può diventare utili, a patto che entrino nel romanzo in forma narrativa e non come esibizione muscolare di studio. Il lettore non ha alcun interesse a sapere quante ore hai passato tra note e cataloghi.

Vuole sentire che una stanza esiste, che un mantello pesa davvero sulle spalle, che una piazza ha odori incompatibili con il nostro presente, che un gesto apparentemente minimo porta dentro di sé una gerarchia antica. Una ricerca mal gestita produce vanità.

Ogni informazione raccolta deve rispondere a una domanda narrativa.:

  • A cosa serve nella scena?
  • Cosa modifica nel personaggio?
  • Perché entra proprio lì?

Un romanzo storico non ha bisogno di tutto ciò che sai. Il resto può anche restare nei taccuini, dove farà meno danni.

Costruire personaggi che non pensino con la testa del presente

Qui cadono in molti, spesso con grande eleganza e totale inconsapevolezza. Inventano figure immerse nel passato, le vestono con cura, le collocano in una società distante e poi le fanno ragionare con categorie morali, psicologiche e linguistiche nate secoli dopo. Il risultato è un personaggio in costume, che sul piano teatrale può persino funzionare, mentre su quello narrativo lascia subito intravedere la cucitura.

Un protagonista storico credibile non coincide con una marionetta prigioniera del proprio tempo. Resta vivo, contraddittorio, capace di desiderio e di scarto. Ha però un orizzonte mentale specifico, che va ricostruito con pazienza. Cosa ritiene giusto, naturale o immorale. Quale idea ha del corpo, della fede, del denaro, del rango, della famiglia e della colpa. 

Qui entra in gioco un aspetto che molti trascurano. L’universalità delle emozioni non coincide con l’uniformità delle coscienze. Amore, paura, ambizione, vergogna e desiderio di riscatto attraversano i secoli, eppure cambiano volto dentro i sistemi culturali. Scrivere bene significa tenere unite vicinanza emotiva e distanza storica. 

Linguaggio credibile senza archeologia della frase

Esiste un errore che torna con regolarità comica. Appena un autore decide di ambientare un romanzo nel passato, sente il bisogno di impolverare la prosa. Spuntano inversioni artificiose, vocaboli desueti gettati in pagina con zelo liturgico, dialoghi che sembrano nati dall’incrocio tra una pergamena e una parodia televisiva. L’intenzione è nobile. L’effetto, di solito, è letale.

Chi vuole imparare come scrivere un romanzo storico deve liberarsi da un equivoco. Credibilità linguistica non significa imitazione servile di una lingua morta o remota. Significa dare al lettore la sensazione di trovarsi in un altro tempo, restando dentro una prosa pulita, capace di reggere ritmo e intensità. Bastano pochi segnali scelti con precisione. Pochi elementi giusti valgono più di una recita filologica lunga tre capitoli.

Anche nei dialoghi non si pretende la trascrizione impossibile di un parlato perduto. Serve piuttosto una convenzione credibile, che suggerisca distanza storica senza spezzare la lettura. Il lettore deve avvertire una differenza, non inciampare in una vetrina di rarità lessicali. In narrativa, il passato convince soprattutto attraverso il tono, la selezione verbale e la coerenza, non attraverso la posa.

Trama e storia devono stringere un patto

Un romanzo storico regge davvero soltanto se gli eventi privati e la pressione del contesto si intrecciano in modo organico. Qui conviene essere molto franchi. Inserire un matrimonio combinato, una guerra, una carestia o una congiura non basta a dare peso storico alla trama.

La storia collettiva non dovrebbe schiacciare la vicenda individuale, e la vicenda individuale non dovrebbe ignorare ciò che la rende possibile o impossibile. Il patto tra le due dimensioni nasce nella struttura. Ogni snodo importante deve avere una doppia funzione. Deve far avanzare il romanzo e insieme rivelare qualcosa del tempo in cui accade. 

Conviene anche evitare l’effetto catalogo, che nasce quando ogni capitolo si sente obbligato a mostrare un nuovo aspetto d’epoca. Alimentazione, vestiario, vita religiosa, commerci, architettura o punizioni sono tutti elementi interessanti. Diventano micidiali, se messi in fila con zelo illustrativo. Il romanzo non è una visita guidata. È una pressione continua esercitata su corpi e coscienze dentro un mondo credibile.

Come scrivere un romanzo storico? Con ferocia e togliendo dove pesa troppo

La prima stesura di un romanzo storico tende quasi sempre all’eccesso. Accade perché, dopo settimane o mesi di studio, l’autore sente il bisogno di far entrare in pagina una quantità di materiale superiore al necessario. Reazione umana. Anche controproducente. In fase di editing del romanzo bisogna diventare più freddi e molto più precisi. 

Conviene cercare 3 difetti tipici:

  1. La didascalia, che spiega invece di incorporare.
  2. L’anacronismo mentale, spesso nascosto nei dialoghi o nelle reazioni morali.
  3. Il compiacimento, forma elegante con cui la pagina chiede applausi per la ricerca svolta. 

Alla fine, capire come scrivere un romanzo storico significa accettare una disciplina duplice. Bisogna studiare molto e ostentare poco.

Una volta scritto?

I romanzi storici hanno, almeno a oggi (2025) un discreto mercato. Qualche anno fa si vendevano con facilità disarmante, adesso gli editori sono più attenti perché, spero, si sono resi conto di aver riversato sul mercato anche testi di dubbio valore.

Uno storico ha valore nel momento in cui:

  • affronta un periodo storico poco considerato,
  • ha una base storica solida,
  • sono presenti protagonisti inventati che intrecciano le loro vite con personaggi realmente esistiti,
  • se c’è un po’ d’amore è sempre meglio (intendo per qualsiasi agenzia letteraria o editore),
  • le ambientazioni e le tradizioni sono presenti e poco conosciute dai lettori.

Non esiste una ricetta per il bestseller, ma se si seguono e si ascoltano le esperienze di professionisti e scrittori è possibile trovare il proprio stile e scrivere dei bei romanzi.