Sinonimi di disse ne abbiamo?

Molti autori in erba setacciano il web in cerca di sinonimi di “disse” neanche fossero cercatori d’oro nel Kentucky! Sono così terrorizzati dallo scrivere ripetizioni che si scervellano per trovare modi diversi, spesso arcaici o addirittura sbagliati del verbo dire.

Dare voce ai personaggi senza forzature

Cercare sinonimi di disse è spesso un sintomo di insicurezza narrativa più che una reale esigenza di stile. I dialoghi di qualità funzionano quando non hanno bisogno di essere spiegati. Il verbo dire non è un nemico, ma uno strumento neutro che lascia spazio alla voce dei personaggi e al ritmo della scena. Quando il dialogo è costruito con cura, il lettore capisce da solo chi parla e con quale tono, senza che servano continue specificazioni.

Conviene usare i verbi alternativi solo se aggiungono un’informazione concreta: sussurrò quando serve suggerire un abbassamento di voce, gridò per rendere evidente la rabbia, mormorò per evocare esitazione o imbarazzo. Altrimenti, è preferibile limitarsi a disse o eliminarlo del tutto, lasciando che siano il contesto, la punteggiatura e il linguaggio del corpo a esprimere ciò che accade. L’efficacia di un dialogo, infatti, non dipende dalla varietà dei verbi, ma dalla naturalezza con cui i personaggi respirano dentro la scena.

Disse e ancora disse

In un testo è sempre fastidioso trovare “disse”, “disse” e ancora “disse”, ma serve equilibrio tra la scelta di un differente verbo e il suo “non” utilizzo.

Significa che in alcuni casi il cosiddetto “dialog tag” è essenziale per far capire al lettore chi dice cosa e come lo dice (es. sussurra), mentre in altre situazioni è inutile e non serve specificare. Se sono due persone a parlare, il “disse” è spesso superfluo.

“Hai ragione Mario, è meglio lasciarla andare”

In questo esempio – ci sono solo due personaggi nella scena – è ovvio che il “dialog tag” non serva perché uno dei due ha detto il nome dell’altro! Per alcuni potrebbe sembrare banale, ma posso assicurare che in tanti testi che ci arrivano capitano molti errori simili.

Un maestro dei dialoghi è senza ombra di dubbio Cormac McCarthy. Nel suo romanzo più noto “La Strada”, addirittura non utilizza virgolette, caporali o apici per indicare i dialoghi, figurarsi il verbo dire o suoi sinonimi.

L’evoluzione dei dialoghi

Nel caso di MaCarthy siamo di fronte a un vero scrittore da cui possiamo trarre alcuni insegnamenti: 

  1. I dialog tag non sono essenziali, al massimo utili.
  2. Conta più il modo con cui si fanno parlare i personaggi che la scelta di diversi vocaboli per indicare – spesso in modo didascalico – come parlano (es. balbettò, strillò ecc.).
  3. Il linguaggio del corpo dei personaggi è importante quanto i dialoghi.
  4. Caratterizzare un personaggio significa anche dargli una sua voce, unica.

Se in un dialogo si è costretti a inserire spesso il verbo dire o suoi sinonimi, significa che qualcosa non funziona alla base. I differenti dialog tag dovrebbero essere utilizzati con parsimonia o si rischia di scadere nel ridicolo:

«Forse ha ragione…» declamò il prete.

Questo è un dialogo trovato in un testo che abbiamo editato. L’autore, per non inserire per l’ennesima volta un semplice “disse”, ha aperto Google e ha digitato “sinonimi di disse” prendendone uno quasi a caso. Il dialogo originale era tra un prete e un commissario, quindi tra due persone!

In questi casi, il dialog tag, la specifica di chi dice cosa (e come), è spesso inutile a meno che non sia essenziale per far capire qualcosa di particolare al lettore.

dire sinonimiPer esempio, se il prete “mormora” potrebbe essere perché sa qualcosa che non vorrebbe dire, oppure perché si sente in colpa. Sta all’autore, in base anche al linguaggio del corpo, mostrare (ricorda lo show dont’t tell) stati d’animo ed emozioni dei personaggi senza essere didascalico. 

Nel caso precedente vengono in aiuto anche i puntini di sospensione, proviamo a togliere il dialog tag:

«Forse ha ragione…»

Il dialogo tiene da solo, il “forse” e i “…” fanno già sentire al lettore i profondi dubbi del prete.

Sinonimi di disse

E ora arriviamo alla lista di sinonimi di disse che credo sia l’unica cosa che interessi, purtroppo, ad alcuni. Per comodità li abbiamo definiti “anche” sinonimi di disse, in realtà, sono verbi che hanno un significato molto più specifico di “dire”.

Verbi che servono per iniziare un discorso:

  • esordire,
  • cominciare,
  • iniziare,
  • attaccare.

«Cari ragazzi, ieri è accaduto un fatto molto grave» esordì il professore.

E verbi che servono a chiudere un discorso:

  • finire,
  • concludere,
  • terminare,
  • completare,
  • continuare.

«Noi siamo il futuro!» concluse il candidato del partito.

Verbi che servono a completarlo:

  • interrompere,
  • proseguire,
  • intervenire,
  • commentare,
  • correggere,
  • aggiungere.

«Sei impazzita?» la interruppe Elena. «Ci metteranno in prigione.»

Altri sinonimi di disse

Ne esistono molti altri, da utilizzare con attenzione per evitare di scadere nel ridicolo. Se non sai quale usare o hai dubbi, meglio un banale “disse”. Nei casi in cui, invece, il personaggio vuole scatenare una risposta o in generale una reazione, potrebbero andar bene i seguenti:

  • chiedere,
  • domandare,
  • incalzare,
  • indagare,
  • comandare,
  • ordinare,
  • interrogare,
  • insistere,
  • esortare,
  • sollecitare,
  • proporre,
  • interpellare,
  • pregare,
  • scongiurare,
  • scusarsi.

«Puoi farcela» la esortò il suo l’allenatore.

Li ho inseriti secondo un ordine abbastanza intuitivo: i primi sinonimi di disse sono più “morbidi”, quindi si domanda o si chiede. Poi abbiamo verbi sempre più aggressivi, che indicano una certa coercizione e violenza nei modi (es. insistere). Infine, da “esortare” in poi, l’atteggiamento di chi parla è invece gentile, accudente o remissivo.

E altri in risposta…

Nella lista precedente ci sono sinonimi di disse (che poi veri e propri sinonimi non solo) come “domandare”, “sollecitare” o “interpellare”. In un dialogo, in risposta, si possono usare:

  • rispondere,
  • ribattere,
  • replicare,
  • ribadire,
  • affermare,
  • assicurare,
  • asserire,
  • approvare,
  • acconsentire,
  • ripetere,
  • promettere,
  • garantire.

Sinonimi di disse che indicano una modulazione nella voce

Spesso troviamo:

Disse da alta voce.

oppure

Disse in un sussurro.

In entrambi i casi esistono verbi più precisi che sono, ovviamente, urlò (o anche gridò) e sussurrò (o mormorò). 

  • sussurrare,
  • bisbigliare,
  • mormorare,

Usati per indicare un personaggio che parla a bassa voce. Mormorare, solitamente, ha un’accezione più particolare che indica un parlare piano sommesso, triste o imbarazzato.

  • lamentarsi,
  • piagnucolare,
  • frignare.

Da utilizzare se qualcuno piange o è triste.

  • sbuffare,
  • balbettare,
  • biascicare,
  • farfugliare,
  • blaterare,
  • borbottare,
  • tartagliare,
  • grugnire,
  • bofonchiare.

Questi sono i classici vocaboli di cui si abusa, e non so perché soprattutto nei romanzi Fantasy! Anziché dare qualcosa in più al testo, tendono a renderlo finto al limite del grottesco. Su tutti il sempreverde “bofonchiò”. Il consiglio è di inserirli con molta parsimonia e solo dove danno al lettore qualcosa in più.

«Sparisci» grugnì il troll.

Evitiamo di far grugnire senza ragione anche il cavaliere in armatura scintillante o qualsiasi personaggio maschile!

Verbi che mostrano la rabbia del personaggio

Tra i sinonimi di disse questi sono, a mio avviso, forse tra i più utili perché, oltre a prendere il posto del verbo dire, mostrano (mai dimenticare lo Show don’t tell) le emozioni di chi parla. 

  • urlare,
  • strillare,
  • gridare,
  • imprecare,
  • bestemmiare,
  • insultare,
  • rimproverare,
  • sgridare,
  • riprendere,
  • redarguire,
  • aggredire,
  • sibilare,
  • zittire,
  • biasimare,
  • gracchiare,
  • starnazzare.

«Ti odio!» gridò/strillò/urlò Laura con tutto il fiato che aveva in corpo.

«Anche tu morirai» gracchiò la voce.

Sempre rimanendo su risposte “negative”, abbiamo verbi che indicano una negazione o contestazione:

  • contestare,
  • obiettare,
  • criticare,
  • protestare,
  • precisare,
  • puntualizzare,
  • smentire,
  • specificare,
  • chiarire,
  • confutare.

«A mezzogiorno» puntualizzò la segretaria.

In questo caso il verbo “puntualizzare” è molto indicato perché “colora” la segretaria di una nota quasi molesta che probabilmente si trova anche nel tono della sua voce. Utilizzando il verbo più preciso, senza dover spiegare nulla, si innescano una serie di pensieri nel lettore che lo portano a “sentire” quelle parole con evidente fastidio.

Altri verbi da usare al posto di disse

Di seguito una lista “generica” di verbi che possiamo usare al posto di disse che, soprattutto, esprimono meglio ciò che l’autore vuole dire.

  • annunciare,
  • segnalare,
  • avvertire,
  • confidare,
  • informare,
  • avvisare,
  • raccontare,
  • narrare,
  • spiegare,
  • tradurre,
  • suggerire,
  • consigliare,
  • scherzare,
  • ridacchiare,
  • intonare,
  • cantare (canticchiare),
  • esultare,
  • esclamare,
  • citare,
  • dichiarare,
  • proclamare,
  • riassumere,
  • comunicare,
  • riferire,
  • rivelare,
  • aggiornare.

Per comodità li abbiamo definiti sinonimi di disse, in realtà, sono verbi che hanno un significato molto più specifico di “dire”. Un metodo utile per imparare a scrivere dialoghi efficaci è di leggere molto (ovvio), e di appuntare su un taccuino i “dialog tag” che l’autore usa

Avrai così a disposizione una sorta di database – romanzo per romanzo – da cui attingere. Allo stesso tempo potrai renderti conto di quanto poco, i grandi autori (in generale), usino i dialog tag.

L’equilibrio tra voce e narrazione

Usare o meno i sinonimi di disse non è una questione di regole, ma di misura. Il vero obiettivo di chi scrive dialoghi non è sostituire un verbo, ma costruire una voce riconoscibile e coerente con l’anima del personaggio.

Se il linguaggio risulta naturale, il lettore non ha bisogno di appigli grammaticali per capire chi parla o cosa prova. L’attenzione va spostata sul:

  • ritmo delle frasi,
  • sull’alternanza tra azione e parola,
  • sul silenzio che si crea tra una battuta e l’altra.

È in quel vuoto che si riconosce l’autenticità della scena e il talento di chi scrive: saper dire senza spiegare, mostrare senza forzare, far parlare la storia con la propria voce. 

I dialoghi (con i disse e i suoi fratelli), sono spesso uno dei problemi maggiori dei testi di chi viene d anoi per un editing. Il nostro lavoro non è fatto di correzioni in cui cambiamo alcuni “disse” con altri verbi adatti, ma aiutiamo l’autore a dare una voce autentica ai personaggi e a quel punto basterà il dialogo, la battuta, con il suo tono e le sue pause a far capire chi è che parla.

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