Editori e agenzie letterarie vogliono che l’autore abbia tanti follower o sia una stellina di Wattpad, ma senza una prosa fluida e coinvolgente rischi che il tuo romanzo venga comunque cestinato!
Esiste un equivoco che continua a fare danni, perché induce autori intelligenti a concentrare energie nei punti sbagliati. E lo fa con una promessa seducente, cioè che basti avere una grande storia per ottenere attenzione, mentre il resto si aggiusterà lungo la strada.
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Un romanzo è pur sempre un prodotto
L’editoria lavora in base a costi e a rischi, valuta non soltanto ciò che un testo potrebbe diventare, ma ciò che è già capace di sostenere sulla pagina senza editing massivi. Un romanzo, in linea di massima, si costruisce su due livelli:
- Il primo livello riguarda il nucleo profondo del romanzo, quindi: l’architettura, la premessa, il tema, la struttura degli eventi, la dinamica dei personaggi, il conflitto narrativo, la trama nella sua forma più essenziale, e il cuore del romanzo.
- Il secondo livello riguarda invece il modo in cui scrivi: la qualità della prosa, la scelta della voce narrante, la gestione della focalizzazione, il controllo del ritmo, la precisione delle immagini, la naturalezza dei dialoghi, la capacità di far esistere un mondo senza spiegarlo.
Molti autori trattano il secondo livello con superficialità, forse convinti che si potrà mettere in ordine una volta finito di scrivere il testo. L’editing del romanzo migliora, ma ha dei limiti che sono imposti dalla bravura dell’editor e dalla qualità di base del manoscritto.
Il livello dell’architettura, il romanzo come struttura
Il livello profondo è la tua macchina narrativa, ciò che rende la storia riconoscibile e necessaria. Dentro questa macchina vivono la premessa e il tema, che non sono slogan, bensì tensioni portanti, perché definiscono il senso di ciò che accade e la direzione in cui il testo spinge.
Un manoscritto può avere un’architettura solidissima e restare invisibile, perché un museo non viene visitato se l’ingresso è bloccato, e nell’editoria l’ingresso è la pagina, non l’idea. Un editore può intuire che sotto c’è sostanza, ma raramente investe settimane di lavoro soltanto per scoprire se quell’intuizione sia corretta, soprattutto se l’autore è esordiente e non offre garanzie di rientro.
Una prosa fluida e coinvolgente come strumento di accesso
Il secondo livello è la condizione che permette al lettore di arrivare al primo. Qui si gioca la partita vera, perché la prosa non serve ad abbellire, ma a rendere leggibile, credibile e fluido il movimento della storia.
Una prosa fluida e coinvolgente non è soltanto bella, è funzionale, tiene insieme chiarezza e intensità senza costringere chi legge a faticare nei passaggi che dovrebbero scorrere. L’editore, di fronte a un manoscritto, verifica la tenuta della pagina, cioè se la lettura procede con naturalezza oppure inciampa in frasi gonfie, ripetizioni, spiegazioni, scelte lessicali generiche e dialoghi artificiali.
Se la prosa cade, il “cosa” resta chiuso dentro la testa dell’autore, perché non viene raggiunto. Questa è la ragione per cui, nella pratica, il “come” precede il “cosa” anche se, sul piano creativo, spesso nasce dopo.
Cosa interessa di più a un editore
Interessa tutto. Nessuno pubblica un testo scritto benissimo che non abbia alcuna sostanza narrativa, e nessuno pubblica volentieri una grande storia scritta in modo approssimativo. Il punto, però, riguarda la soglia di tolleranza, che non è simmetrica.
Un editore tende a tollerare qualche imperfezione strutturale, perché l’architettura si può irrobustire con interventi mirati, e anche un romanzo non perfetto sul piano della trama può trovare spazio se possiede voce, atmosfera e credibilità. Al contrario, un manoscritto che richiede un editing massivo sulla prosa diventa un costo. Spesso è un rischio che non vale la scommessa, anche se l’idea potrebbe essere valida.
La trama conta, sia chiaro, ma significa che la prosa è il filtro d’accesso. In altre parole, prima di giudicare la tua storia, l’editor deve riuscire a leggerla senza sentire di doverla riscrivere per renderla presentabile.
Perché la prosa fluida e coinvolgente pesa più della trama perfetta
Esistono libri che tutti ricordano pur avendo trame lineari e persino prevedibili. Il motivo nel ritmo, nella capacità di trattenere il lettore, di far sembrare inevitabile una scena semplice e di rendere vivi i dettagli. In questi casi il successo nasce dalla scrittura che regge.
Una trama può dire “due persone si allontanano e si ritrovano”, e sulla carta non c’è nulla di sorprendente. Il romanzo però vive o muore nel modo in cui il distacco viene reso nel silenzio, in un gesto minimo che svela una decisione o nella frase che lascia sospeso ciò che non viene detto. A contare è la sostanza emotiva che la prosa riesce a trasmettere.
Un criterio pratico per capire su cosa lavorare prima
Se il manoscritto viene rifiutato o ignorato, conviene domandarsi quale livello stia cedendo, senza rifugiarsi nella spiegazione comoda del “non hanno capito”. Con una prosa fragile, la trama non arriva. Se la prosa regge, l’editore arriva a vedere anche la struttura, e a quel punto eventuali limiti del “cosa” vengono valutati.
Il percorso più razionale parte dunque dal rendere la prosa fluida e coinvolgente. Non garantisce la pubblicazione, ma aumenta di molto le possibilità che il tuo romanzo venga letto e preso in considerazione.
La storia migliore, se scritta male, resta un potenziale non realizzato. Una pagina che regge costringe a proseguire, e soltanto in quel punto il “cosa” può finalmente essere giudicato per ciò che vale.
