Per pubblicare si deve essere raccomandati

Sarà vero che per pubblicare si deve essere raccomandati o sono soltanto le lamentele di chi non ce l’ha fatta?

La verità sta spesso nel mezzo, tranne che in Italia dove la raccomandazione è necessaria ancora di più che in altri Paesi dove la meritocrazia la fa da padrona. 

Con questa affermazione molti sedicenti scrittori penseranno di avere la scusa per lamentarsi e sostenere che i loro splendidi romanzi siano sempre scartati per colpa del sistema italico. 

Dopo più di quindici anni di lavoro nell’editoria posso dire con una certa sicurezza che le case editrici, e ancor più le agenzie letterarie, sono mal organizzate e scelgono gli autori in base a parametri raramente meritocratici. Ma non sono masochisti a tal punto da cestinare ogni buon romanzo che gli arriva!

Se un testo è valido troverà sempre la sua strada, magari dopo mesi (a volte anni), di tentativi e dopo aver subito tantissimi rifiuti. Nella maggior parte dei casi “l’amico dell’amico” serve per essere letti e superare le lunghe attese di un sistema congestionato da decina di migliaia di romanzi osceni.

Scrivi male ma vuoi pubblicare…

Sulla nostra pubblicità di Facebook capita spesso che qualche sedicente scrittore ci insulti (in modi più o meno velato), sostenendo che dovremmo cercarci un lavoro vero e che le case editrici scelgono solo i raccomandati. Sono i classici tipi che su Google cercano “come farsi pubblicare un libro da Mondadori“.

Anziché migliorare la loro tecnica e capire il vero motivo per cui i loro manoscritti vengono sempre rifiutati, cercano scorciatoie che non esistono, ma che per ego attribuiscono a chi invece ce la fa. Spesso se la prendono anche con le agenzie letterarie per lo stesso motivo: non gli viene in mente che la ragione, forse, è nella qualità dei loto testi?

L’editoria non è perfetta, anzi, per esperienza possiamo affermare che ha tantissimi limiti. E come in tutti i settori, soprattutto in Italia, c’è una bella dose di nepotismo e un’atavica allergia alla meritocrazia.

Ciò non toglie che un bel romanzo, come diciamo sempre, una sua strada la trova! Se non capita è assai probabile che  non sia poi tanto bello…

Per pubblicare si deve essere raccomandati? La nostra esperienza

Se per pubblicare si deve essere raccomandati, allora noi lo dovremmo essere. Eppure non è così, noi di PennaRigata abbiamo pubblicato una dozzina di romanzi senza aiutini, perché abbiamo iniziato dalla piccole case editrici per poi migliorare, conoscere l’ambiente e farci una professionalità.

La maggior parte dei novelli autori pretendono da subito un grande editore, perché il loro romanzo è bellissimo e scritto alla perfezione.

Un po’ di umiltà?

Ma se il loro libro non trova un editore devono trovare una motivazione che non mortifichi il loro ego ipertrofico e allo stesso sia talmente vaga da essere difendibile e inoppugnabile quando si affronta l’argomento.

Ed ecco la genialata: per pubblicare si deve essere raccomandati.

Devi conoscere quell’editor che non solo ti legge, ma che in più spinge il tuo romanzo ai piani alti e garantisce che sarà un successo. Poi devi avere contatti anche con l’ufficio stampa, giornalisti, librai e giornalai per far sì che venda.

È tutto un magna-magna, piove governo ladro, non ci sono più le mezze stagioni, in Italia non legge più nessuno.

Un po’ di pessimismo cosmico (cit.) non fa mai male, così si può dare la colpa al sistema, continuare a scrivere schifezze senza capo ne coda e prendersela con la sfortuna perché non si è raccomodanti. Se rifiutano il tuo romanzo potrebbe dipendere anche dal fatto che non sia il momento giusto per uno specifico genere.

A volte le case editrici, quando invio un testo, lo rifiutano ma mi chiedono se abbiamo, per esempio, dei fantasy particolari, dei romance “dark” o altre tipologie molto specifiche. A volte ci vuole fortuna specialmente nel mercato editoriale italiano dove si seguono le mode estere piuttosto che rischiare testi validi ma di generi non di moda.

Per pubblicare si deve essere raccomandati? Allora mi autopubblico!

Noi non abbiamo nulla contro il self publishing, molti testi che abbiamo editato sono stati autopubblicati con ottimi risultati. Il punto è che si è creata una sorta di “casta”, di persone che sostengono che ormai i veri scrittori siano solo quelli che fanno da sé.

Dicono che ormai i romanzi sono tutti editati allo stesso modo, che le case editrici prendono solo testi commerciali e facilmente vendibili. Le solite generalizzazioni che non servono a molto: ci sono ottimi testi sia in self che con case editrici.

La differenza, però, è che un romanzo venduto da un editore serio ha subìto una serie di passaggi e lavorazioni:

che non sempre chi va in self fa, vuoi per costi, presunzione, pigrizia o ignoranza. Non può e non deve essere l’autore il giudice del proprio romanzo, ma esperti di settore. Poi si potrà discutere all’infinito sulle competenze di questi ultimi – e concordo che sono spesso sopravvalutate -, ma è meglio la valutazione di un editor mediocre che della nonna o del vicino!

Quindi hai pagato per pubblicare?

Di fronte a queste argomentazioni, ci viene spesso chiesto quanto abbiamo speso per per far pubblicare i nostri autori. Noi siamo contro l’editoria a pagamento anche se è capitato che alcuni, per pigrizia o impazienza, abbiano scelto questa strada.

Se paghi non é editoria, ma una stamperia che ti mette il suo marchio sulla copertina per farti pensare che credono in te perché sei un grandissimo scrittore.

Viene chiamata editoria a pagamento (EAP), ma non ha nulla a che vedere con i libri. Sono truffe legalizzate, invece di spendere migliaia di euro per avere in casa scatoloni pieni del tuo libro che non venderai mai, perché non pensi a migliorare?

Per farlo si può:

Noi sconsigliamo la fantomatica scheda di valutazione, crediamo sia uno strumento spuntato che offre solo qualche piccolo suggerimento – magari anche utile – ma per un costo, almeno per noi, sproporzionato.

A nostro avviso, se non ti pubblicano il più delle volte dipende dalla qualità del tuo libro. Potrebbe avere un buon potenziale ma scrivere è una forma d’arte e se ne devono conoscere le regole che vengono ignorate perché nessuno te le ha spiegate. I migliori strumenti per impararle sono:

  1. essere editati,
  2. leggere tanto e di ogni genere,
  3. scrivere,
  4. mi piacerebbe dire le “schede di valutazione”, ma dopo averne lette moltissime mi sono reso conto che offrono solo consigli di poco valore, il più delle volte copiati da manuali di scrittura creativa o da altre schede!

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