La mentalità da scrittore separa chi scrive quando capita da chi scrive ogni giorno, e a fare la differenza raramente è il talento.

Si trovano ovunque consigli generici sul mindset, buoni per dimagrire come per prendere la vita con più leggerezza, e molto meno materiale calato nella vita concreta di chi vuole portare a termine un romanzo. Eppure è su questo terreno che si decide se un’idea resta un progetto o diventa un manoscritto.

Perché serve una mentalità da scrittore

Passare da una scrittura occasionale a una scrittura che regge una parte importante della propria esistenza comporta un cambiamento nel quotidiano. Cambia la distribuzione dei volumi che occupiamo, quelli dello spazio, del tempo e della mente. Chi decide che la scrittura meriti un posto centrale deve farle spazio, e lo spazio non compare da solo. Qualcosa deve uscire perché qualcos’altro possa entrare.

Le condizioni da verificare prima di cambiare abitudini

Il cambiamento funziona soltanto se si realizzano insieme alcune condizioni. La prima è il desiderio profondo di trasformare la scrittura in una presenza importante dei propri giorni. La seconda è la consapevolezza che assetti e priorità dovranno cambiare, accettata fino in fondo e senza riserve. La terza è un obiettivo legato alla scrittura che si desidera con tutte le forze, sapendo che con il tempo cambierà forma.

Si potrebbero chiamare semplici presupposti, ma toccano qualcosa di più intimo. Dipendono da una volontà forte e coinvolgono la parte razionale quanto quella emotiva. Fino a quando restano vaghe, ogni tentativo di organizzarsi rischia di appoggiarsi sul vuoto.

Tempo e spazio, le fondamenta della mentalità da scrittore

Il tempo ha due facce. Esiste quello fisico, necessario per sedersi e scrivere, ma serve anche il tempo per creare. Con la fretta non si arriva da nessuna parte, e le ore dedicate a pensare, immaginare e progettare contano quanto quelle passate sulla tastiera.

Lo spazio è l’altra metà del problema. Appunti, idee e immagini di una scena si possono fissare ovunque, ma scrivere è un’attività diversa e chiede i suoi luoghi. Un angolo della casa che richiama il lavoro, una finestra con una certa vista, un tavolo che nessuno occupa. Quando l’ambiente è giusto, la mente si dispone alla scrittura prima ancora di cominciare.

Routine che convivono con le abitudini esistenti

Per scrivere con costanza e migliorare serve introdurre abitudini che rendano la pratica regolare, più efficace e più presente. Il punto delicato è l’incastro. Le nuove routine devono armonizzarsi con quelle che già governano la giornata, e questo è l’aspetto con l’impatto maggiore, perché costringe a rivedere l’intero impianto di ciò che si fa ogni giorno.

Può significare spostare un orario, rinunciare a un appuntamento fisso o rivedere il modo in cui si gestiscono le sere. Le abitudini nuove reggono soltanto quando trovano un posto reale nella giornata, senza ridursi a un buon proposito che dura una settimana.

Obiettivi di scrittura e obiettivi di vita

Sugli obiettivi lavorano due fattori. Il primo è la dimensione di ciò che ci si è dati da raggiungere, che può essere ambiziosa o più modesta ma costante. Il secondo è il rapporto tra quel traguardo e tutto il resto che si desidera dalla vita. Quanto sono conciliabili la scrittura e gli altri impegni, come il lavoro, gli affetti e il tempo per sé? E come cambia la scala delle priorità quando una nuova voce entra in cima alla lista?

Rispondere onestamente evita la frustrazione di un traguardo che il resto dell’esistenza non permette di inseguire.

Adottare una mentalità da scrittore somiglia a un trasloco

Il paragone più calzante è quello del cambio di casa. Prima di imballare gli scatoloni si butta via moltissimo, oggetti che per anni sono stati presenze costanti. Una volta arrivati nei nuovi spazi si riaprono le scatole e si scarta altra roba, per adattarsi alla casa reale. Per molte persone è tra le esperienze più faticose che esistano.

Il cambio di mentalità funziona allo stesso modo, perché contamina ogni ambito dell’esistenza e incide sulle priorità. Può spaventare, e il timore è legittimo. Ciò che si lascia indietro era comodo, anche se non sempre utile. Il risultato, però, ripaga con una vita più ordinata attorno a ciò che conta, che a molti sembra una vita nuova.

Da dove partire per costruire la tua mentalità da scrittore

Prima di sistemare l’agenda conviene fermarsi a una domanda. Le condizioni di cui si è parlato esistono davvero dentro di te? Se ne manca una, è da quella che si comincia, e va cercata dentro di sé prima di cercarla fuori. Può servire un’ora di silenzio con un quaderno, oppure una conversazione sincera con chi condivide la tua vita.

Dopo viene il resto, cioè tempo, spazi, abitudini e traguardi da armonizzare uno alla volta. Non c’è niente di più frustrante che spendere energie enormi senza riuscire a concretizzare. Spesso la mentalità giusta è ciò che separa chi arriva all’ultima pagina da chi si ferma a metà.

L’editing del romanzo è un processo lungo e intenso che serve anche a entrare nella modalità giusta per scrivere bene e con continuità. Non è solo una revisione, ma un’esperienza migliore dei corsi che aumenterà le tue possibilità di essere scelto da editori seri (le agenzie letterarie di rado accettano autori che non sono già noti).