Diventare scrittore e un set di pentole in omaggio

Molti credono che basti pubblicare un libro per diventare scrittore di successo, vivere di rendita e firmare copie tra applausi e fan adoranti. La realtà è diversa. Guadagnare scrivendo romanzi è raro, faticoso e spesso deludente.

Chi promette metodi rapidi o corsi miracolosi per diventare best-seller sfrutta aspettative ingenue. La scrittura non è una scorciatoia per la fama, ma un percorso lungo, incerto e pieno di ostacoli. Prima di investire tempo e denaro in sogni costruiti sui social, è essenziale conoscere cosa significa davvero diventare scrittori in Italia oggi, e ancora di più imparare il mestiere di scrivere.

Cosa c’entra con la volontà di molti di diventare uno scrittore?

Se ci si ragiona è la stessa cosa: un guru propone un “metodo in 7 passi”, “i segreti della scrittura”, “i settordici trucchi per diventare un grande scrittore” facendo credere che basti seguirli per diventare uno scrittore di successo!

Ma chi sono questi “maestri”? Se si fa una ricerca online si scopre (quasi sempre), che sono dei perfetti sconosciuti con al massimo un paio di pubblicazioni in self publishing (non è una critica al self…) o con qualche piccolo editore a pagamento. 

I loro risultati nel mondo editoriale sono inesistenti o almeno non così importanti da farli assurgere a fenomeni della penna. Perché riempiono i social di pubblicità in cui promettono risultati incredibili?

Non potrebbero applicare il metodo per diventare “loro” dei grandi scrittori e vendere decine di migliaia di copie? Sai quanto guadagna uno scrittore? Molto poco. Ti stanno insegnando, nel remoto caso in cui le loro nozioni dovessero funzionare, a morire di fame!

Lo scrittore ai tempi dei social

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I social mostrano solo il meglio della vita delle persone. Se guardi l’Instagram della maggior parte degli autori pubblicati da case editrici medio/grandi, sembra che girino l’Italia a fare presentazioni con centinaia di fan adoranti.

Mangiano in localetti strafighi e sono attorniati da donne (o uomini) che li adorano neanche fossero un mix tra Stephen King e Henry Cavill. Mostrano foto in cui sorridono amabilmente alla lettrice di turno mentre le firmano la copia (con copertina a favore di macchinetta fotografica, strano…) e ogni tanto moltiplicano anche il pane e i pesci.

Personalmente li preferisco quando fanno il miracolo dell’acqua in vino, ma non si può avere tutto dalla vita.

Il falso mito dello scrittore social

Instagram, TikTok, Facebook hanno trasformato l’immagine dello scrittore in una figura patinata, sempre in tournée, sempre con il sorriso e con il libro in primo piano. Ma dietro a queste immagini costruite si nasconde spesso una realtà molto diversa.

Le presentazioni contano pochi presenti, le vendite non decollano e la vita quotidiana dello scrittore è fatta di lunghi momenti di solitudine, riscritture infinite e scarso riconoscimento economico. I social amplificano una narrazione artefatta del successo editoriale, mostrando solo il lato desiderabile del mestiere.

Chi vuole diventare scrittore deve sapere che la fatica, la frustrazione e l’incertezza fanno parte del percorso, molto più dei fan adoranti o delle recensioni entusiaste.

Il lato oscuro del diventare scrittore

È un’idea malsana ed errata che non si avvicina minimamente alla realtà. Per adesso mettiamo da parte la “scrittura” e sfatiamo prima altri miti.

Soldi, soldi e ancora soldi!

Prima di sognare una carriera da scrittore, forse è il caso che ti informi bene per capire quali sono le entrate perché rischi, una volta lasciato il posto fisso per scrivere, di ritrovarti sotto un ponte ad arrostire una bella pantegana. 
Ipotizziamo che pubblichi due romanzi all’anno (cosa difficile ma possibile). Dato che sei un fenomeno della penna riesci a vendere, per ognuno, 5.000 copie (il numero medio di copie vendute per libro è di circa 150). Quindi stai andando alla grande! 
Sono in totale 10.000 all’anno (un numero così elevato che le più grandi agenzie letterarie ti farebbero la corte). Guadagni, comprese tasse ed eventuali altri costi burocratici, 7-8.000 euro l’anno (e sono stato buono).
Come fai a camparci? Scrivere, nel nostro Paese almeno, non può essere quasi mai un mestiere. Solo pochissimi scrittori riescono a farlo, stiamo parlando di casi unici che, oltre a essere delle buone penne (in realtà quasi mai), spesso hanno anche il supporto di media, social o personaggi noti. Tu hai questi strumenti?

Non ci si arricchisce scrivendo libri

Molti sognano di vivere scrivendo, ma la realtà economica della narrativa italiana è ben diversa. Gli scrittori, anche con contratti editoriali solidi, guadagnano cifre modeste e raramente sufficienti a garantirsi un sostentamento stabile.

Anche se un libro vendesse 5.000 copie – numero già di molto superiore alla media nazionale – i ricavi effettivi per l’autore sarebbero bassi. Colpa di royalty sulle vendite minime, tassazione, costi di produzione e distribuzione.

Senza una promozione aggressiva, appoggi importanti o un pubblico già fidelizzato, le probabilità di trasformare la scrittura in una professione redditizia restano minime. La verità è che, in Italia, scrivere è più una vocazione che una carriera redditizia. È una strada che andrebbe perseguita con la consapevolezza che il successo economico sarà, nella maggior parte dei casi, marginale rispetto all’impegno richiesto.

Diventare uno scrittore per l’ego

Avrai letto centinaia di post di “autori” che ringraziavano sui social, dopo le loro meravigliose presentazioni, con frasi del tipo:
Grazie, eravamo tantissimi!
Che per tantissimi si intende, considerando fidanzato/a, qualche parente e un paio di amici incazzati come api, un totale di 5-6 persone.
Stessa cosa per i firma copie o le fiere dove l’autore di turno posta foto con lettori acchiappati al lazo neanche fossero vitelli da marchiare, meglio se capita una bella ****! Ah, intendo figa, dei deliri sull’inclusività, politically correct a tutti i costi e menate simili non me ne frega nulla.
Forse si inizia a capire che diventare uno scrittore non porta tutti quei benefici che si crede. Il più delle volte sono leggende metropolitane costruite per farti fare la fine del vitello di prima, catturato e marchiato a fuoco sulle natiche (se scrivo culo qualcuno si potrebbe offendere).

Perché diventare scrittore?

Bella domanda. Abbiamo visto che di soldi se ne guadagnano pochi rispetto alla fatica profusa per completare un romanzo. 

L’ego viene gratificato solo in minima parte (giustamente), anche perché non ci saranno le folle adoranti di fan o giornalisti che si spintonano per parlare con il grande autore! In Italia si legge pochissimo, quindi non gliene frega nulla a nessuno di uno scrittore che vende qualche migliaio di copie.

Interessano, invece, le idiozie scritte (nel 99% dei casi dai Ghostwriter) di qualche personaggio noto che in vita sua al massimo ha letto i titoli dei quotidiani sportivi quando l’Italia ha vinto il Mondiale di calcio (’82 o ’06, poco importa).

Si dovrebbe scrivere perché è ciò che si desidera fare, un impulso atavico che non siamo in grado di spiegare e comprendere. È così e basta.

Ricco e famoso? Insomma…

Diventare scrittore non è una scorciatoia verso il successo, ma una scelta complessa e spesso controintuitiva. Chi sceglie questa strada deve affrontare una realtà fatta di guadagni modesti, poca visibilità e molte delusioni.

Chi si illude di poter fare carriera con un solo libro o seguendo il metodo di un “esperto” online finisce per scontrarsi con la verità: scrivere è un lavoro lungo, faticoso e scarsamente remunerato. Ecco 10 miti da sfatare per chi vuole diventare scrittore:

  1. Con un solo libro diventi ricco → Falso: le royalties medie non superano il 10%.
  2. Ti basta scrivere bene → Falso: serve promozione, rete, visibilità.
  3. Tutti possono farcela → Falso: conta anche il contesto sociale e culturale.
  4. I social fanno vendere → Dipende: servono strategie e costanza.
  5. Le presentazioni attirano lettori → Falso.
  6. Pubblicare equivale a vendere → Falso.
  7. Il self publishing è più redditizio → Dipende.
  8. Le recensioni garantiscono vendite → Dipende.
  9. Scrivere solo è un lavoro creativo → Falso. È anche un lavoro tecnico e organizzativo.
  10. La notorietà arriva in fretta → Falso (eccetto casi estremi costruiti a tavolino)..

Si dovrebbe scrivere perché si ha qualcosa da dire, non per il successo.

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