Scrivere tanto non basta, senza metodo alleni anche gli errori

Scrivere tanto non basta, è una verità che pochi autori hanno compreso e anziché “imparare” a scrivere attraverso l’editing e la lettura elaborano decine di testi (o perdono tempo con ogni corso di scrittura online).

Esiste un’idea rassicurante, diffusa soprattutto tra gli autori all’inizio del percorso, secondo cui la prosa diventerebbe più viva e coinvolgente per semplice accumulo di pagine, quasi che la scrittura fosse una palestra in cui basta presentarsi ogni giorno per ottenere, prima o dopo, tecnica, precisione e controllo del ritmo.

È una convinzione comprensibile, perché promette un progresso lineare, misurabile, quasi automatico. Si toglie di mezzo la parte più scomoda, cioè:

  • analisi,
  • diagnosi,
  • fatica di smontare ciò che si è fatto per capire perché non funzioni.

La realtà è più ambigua, perché l’esperienza, intesa come quantità di testo prodotto, migliora solo un aspetto fondamentale: la velocità di esecuzione. Un autore che scrive molto impara a muoversi meglio dentro la pagina, a gestire un dialogo con meno incertezze, a non incepparsi davanti a un incipit. La ripetizione, in questo senso, rende alcune scelte più naturali, e facilita l’applicazione di tecniche già comprese.

Perché scrivere tanto non basta?

Il problema nasce altrove, in un punto che molti ignorano finché non diventa evidente, perché la pratica non rafforza soltanto ciò che è corretto, ma anche l’approssimazione, l’abitudine mediocre, il difetto che l’autore considera “stile”.

La scrittura, per sua natura, consolida automatismi che, una volta fissati, tendono a ripresentarsi in ogni scena, con la stessa postura mentale, giri di frase e stesse soluzioni facili. Si trasforma il testo in una firma ripetitiva, riconoscibile, ma non per le ragioni che l’autore vorrebbe.

La pratica senza teoria ha un tetto

Scrivere molto senza una base teorica solida porta quasi sempre a un plateau, un punto oltre il quale i miglioramenti diventano impercettibili, e l’autore, pur producendo di più, non produce meglio. Si può guidare per dieci anni senza mai diventare davvero più bravi di un guidatore prudente e ripetitivo.

La bravura tecnica, che cambia la qualità della performance, nasce da studio mirato, pratica e analisi. Un pilota studia traiettorie, frenate, trasferimenti di carico, gestione dell’aderenza. Alla fine di ogni sessione si chiede quali scelte abbiano prodotto un tempo migliore, quali errori siano costati secondi o dove abbia perso controllo. Confronta ciò che è accaduto con un modello che gli dice la verità, non la sensazione.

Nella scrittura il modello teorico svolge la stessa funzione, un autore può percepire una scena come intensa e scoprire, alla prova dei fatti, che manca tensione. Potrebbe considerare un dialogo naturale e scoprire che suona costruito: senza un sistema di lettura critica resta prigioniero di un’impressione.

Scrivere senza sapere che cosa si sta allenando

La pratica costante ti porta nella direzione in cui stai già andando. Se la direzione è corretta, l’accelerazione è un vantaggio enorme. Se la direzione è sbagliata, l’accelerazione diventa un disastro, perché rende più rapido l’errore e più stabile il difetto. Un autore che non conosce i propri punti deboli non li corregge, li ripete.

Qui si forma il circolo vizioso più comune in narrativa. L’autore scrive, rilegge con l’occhio che già conosce la storia, non vede i buchi, non percepisce le ambiguità e si abitua ai difetti. Ogni romanzo successivo diventa la versione più fluida degli stessi automatismi. Il risultato non è crescita, è consolidamento.

La conseguenza più subdola sta nel fatto che questi automatismi vengono scambiati per identità stilistica. In realtà lo stile non è la somma degli errori ripetuti, è la somma delle scelte consapevoli. La consapevolezza nasce soltanto da teoria applicata, cioè da strumenti che permettono di riconoscere un difetto anche nel momento in cui appare “naturale”.

Scrivere tanto non basta: come costruire buone abitudini 

Serve un metodo che faccia due cose con la stessa durezza:

  1. Rendere visibili gli automatismi che l’autore non nota più, che ritornano in ogni capitolo con la stessa struttura e lo stesso peso.
  2. Offrire una procedura di correzione, non una collezione di consigli generici che migliorano l’umore ma non il testo.

Ecco perché puoi migliorare davvero leggendo tanto, ma con criterio e attenzione. Leggi romanzi di tutti i generi, non fermarti al fantasy o al romance, apri la mente. Testi differenti offrono soluzioni stilistiche e narrative diverse che puoi fare tue e applicarle ai tuoi romanzi. 

Ma non ho tempo? Però ce l’hai per scrivere, giusto? Scrivere tanto non basta per migliorare, quindi smetti di farlo per un po’ e dedicati invece alla lettura!

La revisione è il secondo passaggio

Il problema dell’autovalutazione, come visto, è che ci si infila così tanto nelle pieghe del proprio stile da non rendersi più se qualcosa funziona o meno. Leggi e rileggi il tuo manoscritto ma non vedi neanche le ripetizioni più evidenti, figuriamoci altri tipi di errori più subdoli.

L’unica soluzione efficacie è l’editing del romanzo, puoi non crederci ma avere una persona che ti indica in modo chiaro i tuoi errori, e te li spiega, è il modo migliore per imparare! Guarda che ovvietà! I corsi, per esempio, sono dispersivi perché non hai un professionista dedicato che, se qualcosa non è chiara, te la rispiega anche dieci volte.

Per non parlare dei vari manuali di scrittura che sono generici e spesso scritti per venderti altri corsi. Possono anche indicarti qualche manciata di “trucchi”, ma alla fine delle 100 o 200 pagine quanto ti è veramente utile per migliorare.

Scrivere molto non basta, ma rimane importante. Però diventa utile soltanto nel momento in cui la pratica smette di essere accumulo (compulsivo?) e diventa esercizi. Se lavori con un editor professionale e competente otterrai proprio un metodo di scrittura, migliorerai, imparerai a riconoscere i tuoi errori e, alla fine, avrai pure un testo che potrai inviare senza paure a editori e agenzie letterarie.

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