I consigli per scrivere un incipit nascono quasi sempre da una sera passata a fissare la prima riga di un manoscritto senza sapere come andare avanti.

Quelle poche righe devono convincere un lettore distratto a restare e dargli un assaggio della voce che lo accompagnerà per tutto il libro. Sembra un’impresa da maestri. In realtà si tratta di scelte precise, che si possono imparare e correggere.

Consigli per scrivere un incipit che trattenga il lettore

Chi sceglie un libro in libreria lo fa in piedi, in pochi secondi, sfogliando la prima pagina. Il suo giudizio nasce da un’impressione generale, molto più che da un’analisi, e quell’impressione si forma attraverso sei qualità che un buon attacco possiede quasi sempre insieme. Nessuna è obbligatoria in senso assoluto, e alcuni inizi memorabili ne ignorano qualcuna. Chi comincia a scrivere fa bene a cercarle tutte, almeno finché non ha l’esperienza per decidere a quali rinunciare.

Entrare nella storia senza spiegazioni preliminari

L’errore più diffuso tra gli esordienti è il blocco informativo. Si ha l’urgenza di dire chi è il protagonista, da dove viene, com’è fatto il suo mondo e che cosa è accaduto prima, convinti che il lettore ne abbia bisogno per cominciare. Ne ha bisogno molto meno di quanto si creda.

Gli basta una persona che fa qualcosa in un luogo preciso. Il resto arriva a poco a poco, quando la scena lo richiede e quando la curiosità è già accesa. Un dato offerto troppo presto pesa come un sacco sulle spalle, mentre lo stesso dato, consegnato dieci pagine dopo, suona come un regalo.

Prova a cancellare il primo paragrafo e rileggi. Spesso la storia parte davvero dalla seconda pagina, e quello che stava prima era il riscaldamento dell’autore.

Una domanda aperta vale più di una risposta

Le prime righe funzionano se lasciano addosso un perché. Prendi una frase come “Il primo giorno di lavoro Marta cancellò il proprio nome da tutti i documenti”. Chi sia Marta e che cosa nasconda non è dato saperlo, eppure ci si chiede subito la ragione del gesto. La riga non spiega niente, ed è questo il suo pregio.

Il dosaggio conta molto. Se il dubbio è vago, il lettore alza le spalle. Se la risposta arriva subito, la tensione evapora. Conviene tenere la questione aperta il tempo necessario a spingere oltre la prima pagina, e poi darle una soluzione parziale che ne faccia nascere un’altra.

Consigli per scrivere un incipit che dichiari il genere

L’attacco fissa le regole del mondo e dice a chi legge a quale famiglia di storie appartiene. Un thriller promette tensione e un romanzo storico un’epoca da abitare. Se i segnali delle prime pagine contraddicono quello che il libro mantiene, il lettore si sente tradito e di rado perdona.

Attenzione però a un eccesso. Dichiarare il genere è cosa diversa dallo scrivere una quarta di copertina, con frasi che riassumono la trama e promettono emozioni. Un odore di polvere da sparo e un passo affrettato sulla ghiaia dicono molto di più.

Gli elementi fuori dall’ordinario vanno mostrati subito, con naturalezza, perché chi li incontra alla prima pagina li accetta come parte del patto, e chi li scopre a metà libro li vive come un’imposizione.

Azione e dialogo al posto della descrizione

Un inizio che prende alla gola si regge su azioni e su dialoghi. Mostrare invece di raccontare serve proprio a questo, a non far addormentare il lettore dopo mezza pagina. Una descrizione ferma, per quanto elegante, dà l’idea che la storia non sia ancora partita.

Questo non significa riempire le righe di inseguimenti. Basta un gesto piccolo, una porta chiusa con troppa forza o uno scambio di battute ostile, purché abbia una direzione e qualcosa in gioco. Un dialogo ben costruito dice in poche righe chi sono le persone e che cosa le divide.

Quando serve descrivere, conviene affidarsi al movimento. Il paesaggio passa attraverso lo sguardo di chi lo attraversa, e la stanza attraverso ciò che il personaggio tocca o evita di toccare. In questo caso usare la “tecnica” dello Show, don’t tell permette di mantenere meglio la tensione ed evitare didascalie che rallentano il ritmo.

Consigli per scrivere un incipit con un conflitto già acceso

Basta con le aperture zuccherose, con le giornate serene e i pensieri gentili. Una quiete prolungata tiene il lettore in attesa di qualcosa che tarda, e a ogni riga la pazienza cala. Meglio accendere subito il conflitto narrativo, così da far capire che il romanzo non sarà piatto e che la tensione basterà per quattrocento pagine.

Non serve una catastrofe. Può bastare un desiderio contrariato o un segreto custodito a fatica. Conta che si senta una forza contraria a ciò che il personaggio vuole. Anche una scena tranquilla può reggere, se la calma ha il sapore di un temporale in arrivo.

Lo stile come firma

Il primo contatto con il testo racconta già chi scrive. L’incipit mostra l’impronta stilistica dell’autore e l’atmosfera del romanzo, che sia drammatica oppure ironica, e fa capire che cosa aspettarsi sul piano delle parole. A comporre il tono contano la lunghezza delle frasi e il lessico, la distanza emotiva dalla vicenda e la presenza di umorismo.

La coerenza con il resto del libro è decisiva. Un inizio brillante seguito da duecento pagine di prosa grave lascia la sensazione di aver comprato un altro romanzo. Il consiglio più utile è scrivere con la voce che userai dopo, senza forzare un registro speciale per l’apertura. Il lettore apprezza la sicurezza di chi sa dove sta andando, e il numero di bravura lo insospettisce.

Consigli per scrivere un incipit e rivederlo a bozza finita

L’attacco migliore si scrive spesso alla fine. Solo a romanzo concluso si conoscono davvero i personaggi, il tono e le promesse del libro, e si può tornare alle prime pagine con la lucidità giusta. Chi passa settimane a lucidare l’incipit prima di scrivere il resto rischia di doverlo rifare.

A bozza completa, le sei qualità diventano sei domande.

  1. Il testo trascina dentro la storia?
  2. Solleva un dubbio?
  3. Chiarisce il genere?
  4. Mette in scena azioni e dialoghi?
  5. Accende un conflitto?
  6. Ha una voce riconoscibile?

Se le risposte negative sono più di due, c’è da rimettere mano. Una lettura ad alta voce rivela i punti dove il ritmo inciampa, e far leggere la prima pagina a qualcuno che non conosce il progetto dice subito che cosa colpisce e che cosa scivola via. Il resto è lavoro di lima.

La prima cosa che guarda un editore serio, o le agenzie letterarie (serie o meno) è la sinossi e subito dopo danno un’occhiata al romanzo partendo, ovviamente, dal benedetto incipit. Il lavoro di editing serve proprio a dare vita al migliore attacco possibile che abbia il maggior numero delle 6 qualità appena indicate. 

Ecco anche i 20 libri da leggere assolutamente nella vita che offrono degli incipit di qualità da cui imparare molto.