Pitch di un libro: la nuova frontiera della fuffoneria

Il Pitch di un libro non è altro che un riassunto (orale) del tuo romanzo. Dovrebbe durare massimo un minuto (da elevator pitch, perché si ha il tempo di un giro in ascensore per sciorinare la propria idea) per coinvolgere e convincere un investitore (CE ed agenzie letterarie) che la tua idea è fighissima, perfetta, intrigante, assordante, coinvolgente, esaltante, impattante, inclusiva, esclusiva, meravigliosa, leviosa, incurante, narrante, sorprendete e, soprattutto, vendibile.

Prima di spiegare come andrebbe fatto un pitch, mi permetto di fare una minuscola polemica: prima ci si accontentava del romanzo intero, poi del primo capitolo, in seguito della sinossi, dopo ancora della logline e adesso non basta neanche un video diretto da Brian De Palma in cui si espone il proprio pitch in endecasillabi. 

L’editoria italiana scopiazza a più riprese quella anglofona sperando che tra cliffhanger, fatal flow o pitch, si annidino le sorti positive del settore. Sono tutte cazzate di prima qualità. Se vogliamo usare determinate parole in inglese perché più d’impatto o solo più rapide non ci trovo nulla di male.

Sarebbe meglio focalizzarsi su altri aspetti commerciali, sul modo di fare marketing degli editori americani (noi siamo fermi alla newsletter) e su come affrontare l’annoso problema della distribuzione che si frega circa il 60% del prezzo di copertina lasciando agli editori giusto il tanto per stare nell’intorno del break-even-point (quanti manager delle nostre CE sanno cos’è?) e all’autore “‘na pacca sulla spalla e un calcio in culo”.

Le soluzioni non sono immediate e, in alcuni casi, possono aumentare il rischio d’impresa, ma ci sono e se non le applicano è perché sono o incapaci o parte integrante del problema.

Basta polemiche: il pitch di un libro, giusto?

Sai raccontare il tuo romanzo così, al volo, avendo solo un minuto scarso? Quante volte ti è capitato di arrancare di fronte a un amico che ti ha chiesto di raccontargli, a grandi linee, la storia.

Molti, ci capita durante le telefonate conoscitive, sbiascicano parole a caso incapaci di farci capire di che diavolo stanno parlando! Sembra quasi Mentana quando gli arriva una notizia “dell’ultim’ora” che dopo ogni parola infila un “mmm”, “ehm”, “quindi” e anche qualche “vediamo” giusto per essere preciso.

Il pitch non è altro che un modo elegante e ragionato per convincere chi hai di fronte che hai avuto un’idea atomica e che sei riuscito a strutturarla alla grande. 

Cosa dire e cosa non dire

Per aiutarti nell’elaborazione del pitch del tuo romanzo è utile, oltre alla sinossi, scrivere prima una logline. Si tratta di due righe rapide e ultra precise in cui spieghi il “centro della storia”, di cosa parla senza perderti in spiegazioni.

Per capire meglio di cosa sto parlando ti consiglio di leggere questo articolo: Come scrivere una logline che spacca. La differenza con il pitch è quindi ovvia: una è scritta mentre l’altro è a voce, magari in un video.

Nel pitch dovrai inserire una serie di informazioni, senza essere didascalico:

  • genere (ormai in CE se non metti un’etichetta su qualsiasi cosa non sono in grado di valutarla),
  • ambientazione (o setting come dicono quelli bravi),
  • trama,
  • e per chi l’hai scritta (adulti, bambini, psicopatici, alieni, editor incompetenti, scimmie delle zoo ecc.)

Evita di lodarti neanche avessi scritto American Psycho e soprattutto evita avverbi inutili, troppi aggettivi qualificativi e pause continue riempite da ehm, dunque e quindi. Impara a parlare in pubblico, che è un’altra cosa rispetto a raccontare il tuo romanzo a un paio di amici davanti a una birra.

Fai molte prove, inizia registrandoti con il telefono e riguardati per capire se sembri sicuro di te o se stai tutto il tempo a fissare per terra con le braccia incrociate. Ripetendo, come a scuola, acquisirai sicurezza. Se tu non credi alla storia che hai scritto, come puoi aspettarti che altri ci credano?

Usa un cronometro perché oltre il minuto non è più pitch ma pippa mentale. Aiutati scrivendo il pitch completo e poi degli appunti, sempre più concisi, fino ad arrivare a una lista di pochi elementi dei quali conoscerai ogni aspetto.

Pitch di un libro

Come vedi non ha molto a che fare con la scrittura, ormai gli autori evasivi e poco protagonisti – alla Salinger – non esistono più. In un mondo di immagini i romanzi rischiano di diventare strumenti per la fantasia di pochi eletti.

Un buon pitch, non ho ancora capito per chi, dovrebbe risolvere tutti i problemi dell’editoria e la fame nel Mondo. Magari è un valido allenamento per futuri scrittori, un modo per prendere dimestichezza con strumenti che, di rado, si sanno usare.

Eppure rimango perplesso, perché scrivere non è un atto banale, è un mestiere e una forma d’arte. Ci si dovrebbe consegnare e perdere nei libri, leggendo, studiando, scrivendo e confrontandosi dal vivo con le altre persone (magari intelligenti).

Tra fuffoneria varia e serie da decerebrati, non si ha più il tempo da dedicare alla letteratura (nel termine più ampio possibile), per diventare scimmie ammaestrate da social che eseguono giochi inutili e ubbidiscono ai loro padroni (cazzo, sembro Che Guevara!).

Il mio consiglio è di imparare come si elabora il pitch di un libro con la consapevolezza che non ha nulla a che vedere con lo scrivere, ma solo con l’ego. 

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