L’editoria italiana è ancora malata, lo dicono le ultime statistiche di settore per l’anno 2018.

Il numero degli editori è rimasto sostanzialmente stabile, ma con delle preoccupanti variazioni secondo gli studi ISTAT:

  • Piccoli editori -3,3%
  • Medi editori +1,7%
  • Grandi editori +1,1%

Il dato che allarma di più, è senza dubbio quello riguardante la micro editoria che sta lentamente ma inesorabilmente morendo. 

Sono proprio loro le aziende a soffrire il peso sempre maggiore della distribuzione (es. Amazon), e delle strategie economiche aggressive e spesso poco qualitative dei grandi gruppi.

Editoria italiana in numeri

In Italia le CE sono 1.564 di cui:

  • il 51,1% piccoli con una produzione che non supera i 10 titoli annuali.
  • il 33,8% medio con una produzione tra gli 11 e i 50 titoli.
  • il 15,2% grandi che invece pubblicano più di 50 titoli ogni anno.

A fronte di queste percentuali si potrebbe credere che la piccola e la media editoria, in Italia, godano di ottima salute. In realtà le grandi CE sfornano il 79,4% dei titoli con una tiratura che sfiora il 90%.

Altro elemento importante è la tendenza a sfornare sempre nuovi testi, la novità a scapito – spesso – della longevità e forse anche della qualità.

Così aumentano i nuovi titoli, diminuiscono le ristampe, spingendo a una ricerca disattenta di testi non eccelsi, pur di inondare il mercato.

Chi compra i libri?

Dall’analisi ISTAT emerge che il mercato editoriale italiano è ancora arretrato, poco dinamico e che non sta coltivando i lettori del futuro.

Infatti il 78% dell’editoria è “adulta”, una percentuale preoccupante visto che quella per ragazzi è sotto il 10%. Si lascia così da parte una potenziale fetta di lettori ormai sempre più incatenati a smarthphone e console.

L’editoria italiana dovrebbe svecchiarsi, aprirsi ai giovani non solo con più titoli, ma anche modificando il proprio modo di comunicare e raccontarsi.

Senza dimenticare che i giovani lettori di adesso, saranno i lettori adulti del futuro, perderli ora significa rischiare un tracollo culturale nei prossimi anni.

E gli e-book?

Dopo moltissimi anni gli editori stanno finalmente aumentando gli investimenti per quanto riguarda gli e-book, specialmente nella media e grande editoria, proprio per provare ad avvicinare i giovani, ma non solo.

In questo modo possono liberarsi dal giogo della distruzione, diminuendo i costi ad essa associati, e aumentando i margini. 

Per adesso le versioni in e-book più diffusi, riguardano thriller, romanzi di avventura e testi scientifici in generale (economia, matematica, scienze sociali, informatica).

Ma chi li legge questi benedetti libri?

Dal 200 fino al 2010 c’è stata una stabile crescita nel numero dei lettori passando dal 38,6% al 46,8%, per poi calare – in soli 6 anni – a un preoccupante 40,6%. A oggi il trend resta stabile.

Il dato più rilevante, però, è il grandissimo divario che c’è tra lettori donne e uomini. Infatti le prime hanno una quota del 46,2% contro il 34,7% dei secondi.

La distanza si è iniziata a vedere alla fine degli anni ’80 ed è cresciuta in modo lento ma costante.

A oggi, nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni il gap è di più di 4 punti percentuali. Le “grandi lettrici” sono le ragazze (11-19 anni), di cui il 60% legge almeno un libro all’anno.

Si manifesta quindi una distanza forte anche tra l’editoria italiana e i lettori effettivi che, negli ultimi anni, si sta tentando di colmare importando romanzi young/adult e new adult.

Sarebbe auspicabile, in più, la valorizzazione di autori italiani di genere e un cambiamento di rotta – di tutto il sistema – con una comunicazione più efficace e al passo con i tempi (e con un occhio maggiore alla qualità).


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