Cos’è il prologo e a cosa serve nei romanzi (e non solo)

Il prologo è uno strumento utilissimo per introdurre il lettore all’interno della tua storia (che sia un racconto breve, un romanzo o anche una sceneggiatura).

Lo si inserisce all’inizio del racconto e introduce alla storia.

Secondo la definizione della Treccani: nelle antiche tragedie e commedie greche e latine, monologo o dialogo che introduceva l’azione, e serviva a esporre l’antefatto o a illustrare il contenuto dell’opera.

Con il prologo si mostra un accadimento che spesso è la scintilla che fa esplodere l’incendio, il sassolino che smuove una valanga.

La sua funzione è duplice:

  • aiutare il lettore a entrare nella storia,
  • catturarne l’attenzione.

Il primo punto è importante, ma in fin dei conti non sufficiente se si vuole inserire il prologo. Si rischia che sia un banale e gigantesco infodump utile all’autore pigro.

Il prologo nel cinema o a teatro

Con la cultura delle Serie Tv e la possibilità di accedere a tantissimi titoli online, anche la stessa scrittura si è evoluta seguendone – e tracciandone allo stesso tempo – il percorso.

In molti film c’è il prologo, tipica è la voce narrante fuori campo che spiega una serie di fatti e li racconta (show dont tell).

Nelle produzioni migliori il prologo è mostrato attraverso delle scene che aiutano lo spettatore a immergersi nell’ambientazione e a catturarne l’interesse.

Tra Netflix, Amazonprime e Disney Channel ci sono migliaia di film e programmi ormai di ogni genere possibile. Con questa scelta enorme, i produttori sanno di avere pochi minuti o rischiano che si cerchi altro.

Il tempo, la pazienza degli spettatori, ma anche dei lettori, è diminuita perché bombardati di possibilità. Anziché dare il tempo a una storia di snodarsi, si vuole subito sapere qualcosa, avere un paio di colpi di scena e farsi delle domande.

Creare attesa e suspense. 

E in letteratura

Non esiste una regola valida sempre, che indichi quando inserire un prologo e quando invece non serve. Però esistono delle linee guida che possono aiutarti a prendere una decisione a riguardo:

  1. se la storia è molto complessa, un buon prologo potrebbe districare da subito parti che potresti non riuscire ad approfondire a dovere.
  2. Vuoi dare delle informazioni (attraverso delle scene, mi raccomando), che servono al lettore per avere una chiave di lettura.
  3. In un testo fantasy, con un mondo inventato o temporalmente diverso dal presente, permette di capire “dove e quando”.

Quando scriverlo? Non sei obbligato a farlo da subito, solitamente viene elaborato quando se ne sente il bisogno, magari proprio alla fine del testo.

Il trucco per capire, una volta che lo hai scritto, se serve o meno e fare una cosa tanto semplice quanto efficacie:

eliminandolo, cambierebbe qualcosa per il lettore?

Se sei in dubbio, puoi chiedere aiuto a dei beta reader, se ne hai, oppure al tuo editor che, trovandosi al di fuori della storia, ha una visione più obiettiva.

Catturare l’attenzione, a mio avviso è il vero scopo del prologo moderno

Per quanto sia bello filosofeggiare di scrittura creativa ed etimologia della parola, direi che il fine ultimo del prologo – soprattutto nei testi mainstream – sia catturare l’attenzione.

Non solo del lettore. Ricorda che se invii un manoscritto le possibilità di essere valutato da agenti editoriali, agenzie o case editrici è basso. 

Devi sfruttare ogni minima opportunità che ti viene data, se l’editor della CE di turno, decide di aprire il tuo file senza cestinarlo, dovrai colpirlo con un gancio al mento!

E il prologo può essere l’arma in più, la famosa scintilla che fa deflagrare un incendio. Come va scritto? Sempre seguendo la regola base del mostrare, evitando infodump furbetti e inserendo 2 elementi cardine:

  1. un conflitto,
  2. un punto di domanda.

Se nel tuo prologo ci entrambi, allora potrebbe avere un senso inserirlo. La lunghezza è variabile anche se, di solito, non essendo un vero e proprio capitolo è più breve.

Eviterei, ma questo è un mio personale suggerimento, di non andare oltre le 6-8 cartelle editoriali.

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