Come creare una storia coerente e ben strutturata è più complicato di quanto si pensi, avere alcuni strumenti tecnici è utile per evitare che – come spesso accade agli aspiranti scrittori – ci si perda tra le parole del proprio romanzo.

Negli articoli precedenti abbiamo visto  alcuni elementi cardine di un romanzo come:

In questo articolo proverò a fare luce sulla struttura di un racconto, che possa essere un romanzo o anche una buona sceneggiatura, mostrando gli elementi che lo compongono e come interconnetterli correttamente tra di loro.

Tecnicamente la Storia viene definita come una serie di situazioni che ne vanno a costituire l’intera struttura.  Non è altro che un evento – raccontato in più capitoli – che ha diversi snodi e colpi di scena.

Questi portano a un risultato finale, che potremmo definire (in linea di massima) irreversibile e assoluto.

Al contrario questo “ribaltamento”, nelle singole parti del racconto – che siamo paragrafi, capitoli o scene – può invece venir stravolto, come lo stesso climax.

Climax (fonte Treccani): 1. Figura retorica, detta anche gradazione o gradazione ascendente, consistente nel passare gradatamente da un concetto all’altro, o nel ribadire un concetto unico con vocaboli sinonimi via via più efficaci e intensi, o più genericamente nel disporre i termini di una frase in ordine crescente di valore e di forza. Con questo sign., il termine è talora usato al femminile, come in greco e in latino. 

Potremmo anche vederlo come una serie di situazioni che devono convergere al Climax dell’atto finale che, come detto, comporta un cambiamento irreversibile e assoluto.

Muoversi verso un obiettivo preciso

Il lavoro di un autore, la parte più difficile, è di indirizzare il testo proprio verso questo punto finale grazie a una serie di espedienti, azioni e situazioni che, però, debbano seguire (lo vedremo in seguito) delle regole.

Per esempio, ogni atto, potrebbe servire per cambiare la giovane ragazza impaurita, timida e introversa, nella reginetta del ballo che fa innamorare il ragazzo dei suoi sogni.

Oppure il giovane contadino che, in un ambientazione medievale, trova un mentore che gli insegna il mestiere delle armi, ma soprattutto ad avere coraggio e non abbassare la testa di fronte ai potenti.

Come creare una storia: la trama

Ormai sembra quasi che “trama” – per i letterati – sia una parolaccia, un concetto che è accettabile solo per determinati prodotti commerciali, libracci senza valore solo perché hanno una trama, appunto. 

Essa è un rete precisa e ben congegnata di eventi che sono “lavorati” e studiati proprio per arrivare al climax finale. Il problema, secondo alcuni autori, è che così facendo si mischiano la parte artistica, istintuale e programmatica.

E come creare una storia diverrebbe un banale artificio logico e ingegneristico, piuttosto che il parto di un artista che si lascia andare all’ispirazione.

Forse la verità – ma io stesso non ne sono molto sicuro – sta nel mezzo e nella capacità di mettere in piedi una struttura narrativa solida, emotiva e logica: miscelare sapientemente questi ingredienti è il compito di uno scrittore.

Trama classica, minitrama e antitrama

Una trama possiamo immaginarla come una struttura a triangolo con agli estremi:

  • Trama classica,
  • minitrama e
  • antitrama.

Tutte le storie (in letteratura o anche nel cinema) si muovono all’interno di questo ipotetico triangolo avvicinandosi, di più o di meno, a uno dei tre angoli, dando quindi una forma più o meno netta alla storia.

Quelli espressi fin qui potrebbero sembrare, e forse un po’ lo sono anche, una serie di elementi astratti che non hanno nulla a che vedere con la scrittura o su come creare una storia: niente di più falso.

Quando si scrive una storia si dovrebbe sapere che direzione prendere, dove andare e in che modo farlo.

Sapere dove ci si trova – all’interno del triangolo – non è un esercizio di stile, ma un elemento necessario per comprendere la vera natura del proprio lavoro e quindi decidere se continuarlo, o magari tornare indietro perché si voleva fare altro.

Serve una bussola per giungere al “risultato finale” nel modo che noi desideriamo. Scrivere è meraviglioso e perdersi nelle parole che fluiscono una sensazione indescrivibile che, però, dobbiamo imparare a controllare per essere noi a indirizzare – o anche solo gestire – la trama.

Come creare una storia: la trama classica

Circa quattromila anni fa, venne incisa con carattere cuneiforme, la famosa epopea di come creare una storiaGilgamesh. La storia, per quanto antica e incisa su tavole di argilla seguiva proprio lo schema classico della trama.

Prendendo lo schema si nota come gli elementi cardine fossero:

 

  • un protagonista unico, che sfida le forze antagoniste.
  • Egli opera in una realtà coerente (che non significa “realistica”).
  • Unità dall’elemento cardine della causalità.
  • Infine abbiamo un finale chiuso.
  • Finale non solo assoluto, ma anche irreversibile.

Quando si crea una storia è opportuno farsi un’idea, schematica e chiara, di quale tipo di trama si desideri narrare, e quindi seguirne i precetti.

Come creare una storia: la minitrama

La minitrama è, invece, una variazione di quella Classica. Ma non si ci si deve far ingannare dal termine, tanto che sarebbe possibile definirla anche Trama Minimalista. In essa esistono e convivono gli stessi principi di quella Classica, ma limati.

Non è una trama più breve, solo che l’autore ha deciso di levigarne gli elementi, rendendoli minimalisti, andando quindi a limarli per dar loro una forma per così dire “semplice”, diretta.

Sono spesso storie di formazione, introspettive, in cui la semplicità della trama serve per mostrare qualcosa con una delicatezza (o al contrario violenza), che in una trama classica sarebbe più difficile.

Come creare una storia: l’antitrama

E poi c’è l’Antistruttura (la mia preferita, ma anche la più difficile da imparare e usare correttamente), di cui fanno parte i cosiddetti antiromanzi, o il teatro dell’assurdo. 

La base di questa tecnica non è il distruggere i dettami della trama classica, invece il gioco sta proprio nel ribaltarli rendendoli quasi grotteschi. L’autore non desidera, come nelle altre tipologie di trama, inserire nel suo lavoro messaggi nascosti o ideali latenti.

Al contrario il suo scopo è – per certi versi – rivoluzionario; vuole distruggere i fondamenti della teoria classica arrivando a metterli in ridicolo con storie stravaganti ed esagerate.

Non si tratta di scrivere un psicodramma insensato, con accadimenti surreali e personaggi sempre al di fuori degli schemi, ma di dire qualcosa che non sta nella storia, ma che è la storia stessa per come viene narrata.

Il protagonista/i della tua storia

Se hai deciso di inserire un solo protagonista, già ti stai muovendo all’interno di uno schema Classico (ciò non esclude che la trama possa spostarsi all’interno del triangolo verso altre tipologie).

Spesso è possibile, per creare ad esempio suspense, o magari in un momento particolare della storia, inserire nuovi personaggi creando delle sotto-trame in cui, tali personaggi – per quello specifico ambito – assurgono al ruolo di protagonisti.

La loro presenza deve essere funzionale al meccanismo della storia, non possono venir inseriti solo perché “mi piaceva metterli”. Prendiamo ad esempio Martin, nella sua famosa epopea del Trono di Spade.

Egli dissemina i vari romanzi di personaggi dei quali, però, non sai molto. Di alcuni ti affezioni, altri no. Di pochi temi per la vita, altri speri che muoiano. Non sai mai cosa accadrà loro ma non sono mai (o quasi…) inutili.

A un certo punto la loro “utilità” si presenterà, magari sbrogliando una situazione apparentemente bloccata. La bravura dello scrittore sta proprio in questo, nel tessere fili nascosti in bella vista.

Se si osserva il triangolo delle trame, ci siamo spostati verso quella minimalista con “Protagonisti multipli”, quasi senza accorgercene.

La difficoltà di inserire più personaggi forti sta, oltre che nella loro caratterizzazione, nelle motivazioni e azioni che eseguono in modo coerente per arrivare, come detto in precedente, proprio a quel CLIMAX finale.

Che tipo di protagonista hai in mente?

Se tutti i personaggi dei romanzi fossero eroi, ci aspetteremmo sempre lo stesso tipo di trama (quindi classica), in cui il protagonista attivamente agisce e combatte per le proprie idee/valori/sogni.

Anche un personaggio oscuro potrebbe essere attivo, perché si intende una figura che persegue il suo desiderio, scontrandosi in modo diretto con il mondo che ostacola le sue volontà.

Al contrario un protagonista passivo vive le lotte in modo più interiore, sembra quasi inattivo e inerme di fronte alla avversità della vita. La sua lotta, come detto, è interiore e forse per questo ancora più cruda e difficile. In lui persistono dei conflitti che riguardano soprattutto la sua personale natura, dubbi esistenziali e morali che si scontrano con la realtà.

Chiedi alla polvere: il protagonista passivo

Chiedi alla Polvere è uno dei romanzi più belli mai scritti (e su questo non ci deve essere discussione!), il protagonista si chiama Arturo Bandini, un aspirante scrittore che, grazie a un paio di buone storie pubblicate, si trasferisce in California in cerca di fortuna.

La trama è minimalista, lui sembra una sorta di “banderuola al vento”, incapace di prendere una posizione anche di fronte a una bellissima ragazza che si innamora di lui. Una cameriera così bella da togliere il fiato che, come molti, combatte ogni giorno per portare il cibo in tavola.

Lei è donna, lei è coraggiosa, lei femmina.

Lui è infantile, codardo, bambinesco.

Eppure l’amore supera le barriere delle diversità, e mentre leggi il romanzo ti ritrovi a odiare Arturo Bandini, vorresti gridargli contro, insultarlo per la sua codardia. 

E alla fine del racconto, non sai perché, ti sei affezionato a questo perdente.

Anche un protagonista passivo vive, ma in modo più interiore scontrandosi con i demoni della sua anima, non con tedeschi armati di tutto punto, o guerrieri in armatura.

Il conflitto è la base di ogni storia, capire che tipo è utile per creare un personaggio adatto da inserire nel tipo di trama più consona alla nostra storia.

Causalità o semplici coincidenze?

Una trama, di qualsiasi si tratti, mostra le cose che accadono nel Mondo. Indica la classica relazione causa-effetto-causa che si annoda su di sé per dare vita a scene e trama.

In linea di massima – nella trama classica – vengono delineate le connessioni che riguardano i vari aspetti della vita, che vanno dal personale all’epico, dall’individuale all’internazionale fino anche all’ovvio all’impenetrabile.

Se a questa “normalità”, simile alla realtà in cui noi stessi viviamo e agiamo, sostituiamo il principio della casualità a quello delle coincidenze, avremo una trama sospinta avanti da accadimenti accidentali e non casuali.

La trama si dirigerà sempre più verso l’antitrama.

I due elementi cardine sono quindi:

  1. Causalità. Azioni precise causano delle retroazioni che divengono a loro volta motivo per altri accadimenti in un susseguirsi di eventi che collegano i vari di livelli di conflitto fino al climax della storia.
  2. Coincidenze. In questo caso siamo di fronte a una serie di azioni – senza motivo apparente – che sono il motore dell’intera storia e la vanno a esplodere, frammentandola e creando nuovi episodi narrativi all’interno della trama principale.

I due principi narrativi appena descritti sono necessari anche per strutturare il tipo di personaggio (passivo/attivo), la tipologia di trama o creare una storia.

Come scrivere un romanzo: il tempo

In generale – all’interno di uno schema classico – il tempo inizia in un punto ben preciso per muoversi in avanti. Si può utilizzare la tecnica del Flashback purché il lettore possa continuare a collocare temporalmente i vari eventi. 

In pratica ogni Flashback deve essere collocato – dal punto di vista della storia – in modo chiaro e preciso senza lasciare dubbi sul momento in cui la vicenda accade rispetto alla trama di base.

Come disse Godard: “Una storia deve avere un’inizio, una parte centrale e una fine, ma non necessariamente in questo ordine”. 

Una trama che, quindi, si muove casualmente e si snoda tra passato, presente e futuro e non permette al lettore di valutare la continuità temporale è detta: narrazione in tempo non lineare.

Si tratta di una tecnica rara, difficile e caldamente sconsigliata a meno di non voler creare una antitrama, rischiando però di scadere in un racconto illogico, difficile e spesso incomprensibile.

Le regole del gioco

In un precedente articolo abbiamo visto come la coerenza sia un caposaldo essenziale per scrivere un buon romanzo. Una trama si snoda in quella che potremmo definire una “realtà” ideata dall’autore.

Tale realtà può essere a sua volta:

  • coerente,
  • incoerente.

Le prime riguardano situazioni in cui la trama, e il mondo circostante, hanno specifiche regole e l’autore le segue, senza rompere quella sorta di contratto morale tra lui e il lettore.

È come se, ad esempio in un distopico in cui dei giovani hanno il potere di controllare la mente di chi toccano, il protagonista per superare una situazione intricata, usasse tale capacità a distanza (senza toccare la vittima).

La bravura dello scrittore sta nel trovare espedienti e modalità differenti per superare ostacoli e difficoltà particolari, se c’è una regola anche lui deve rispettarla.

La maggior parte dei libri di genere fantastico hanno bisogno, proprio per avere basi solide, di regole precise che non possono venir rotte solo per l’incapacità dello scrittore.

Una realtà incoerente è una trama in cui le regole appena dette, vengono aggirate, modificate o anche ignorante senza alcun ritegno, creando così un senso di assurdità che colloca tale genere molto vicino all’antitrama (nel famoso triangolo).

Come creare una storia: conclusioni

Quelle appena viste sono solo le basi per strutturare una storia che sia coerente con se stessa. Non è importante che sia una trama, antitrama o minitrama, ciò che conta è che si seguano le regole del gioco.

Esiste una sorta di patto morale tra chi legge e chi scrive, modificare in corsa le regole lo rompe, distruggendo il climax e il rapporto di fiducia. In fondo il lettore “crede” che ciò che è scritto sia – in un certo senso – reale.

L’illusione della realtà porta a immergersi tra le pagine, perdersi e assaporare emozioni.

Fonti:

  • Robert McKee, Story
  • Linda Seger, Come scrivere una grande sceneggiatura
  • Jean-Luke Godard, Introduzione alla vera storia del cinema

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