Tutti vorrebbero capire come creare un personaggio che sia realistico, interessante e mai scontato, in questo articolo vedremo alcuni espedienti per dare forma ai protagonisti del tuo romanzo.

Spesso capita di leggere testi in cui, per dare profondità ai vari personaggi, l’autore ci propone infinite descrizioni fisiche e psicologiche. 

Siamo di fronte a una scorciatoia presa perché non si sa come creare un personaggio, dandogli quelle caratteristiche personali che lo rendono reale e soprattutto indimenticabile.

Ho già parlato del concetto di show don’t tell, che appunto si basa sulla necessità di mostrare invece di descrivere e basta. Per farlo serve, il più delle volte, un punto di vista.

Siamo abituati a film in cui si fanno, all’inizio, digressioni che servono per condensare una serie di accadimenti che da soli occuperebbero metà pellicola! Nei romanzi – in linea di massima – la cosiddetta voce fuori campo, sarebbe meglio evitarla.

Quando leggiamo amiamo perderci nella storia, quella voce lì ha l’effetto contrario e ci dice sempre che noi ne siamo al di fuori, dei semplici spettatori

Ma la forza dei libri sta proprio nel farci sentire parte integrante degli accadimenti, di soffrire o gioire per i personaggi di cui ci siamo innamorati.

I personaggi come tramite tra scrittore e lettore

Oltre a essere funzionali alla storia, i personaggi sono anche un ponte che ci unisce agli accadimenti, peripezie, drammi, gioie e dolori. Se non fosse per il “punto di vista” soggettivo di questi, non sarebbe possibile apprezzare una bella storia, percepirla come nostra.

Quante volta capita, finito un libro, di sentirsi svuotati, come se ci avessero tolto qualcosa a cui tenevamo molto? Accade se il testo è costruito, editato e scritto a dovere.

Siamo di fronte a un insieme di elementi tutti necessari ed essenziali, i personaggi li rendono coesi attraverso i loro occhi. Ma cosa muove una persona?

Le ragioni sono moltissime, differenti e non sempre coerenti. Il lavoro di uno scrittore per creare un buon personaggio parte da molto lontano, dalla sua nascita direi!

Non sto scherzando, nella tua mente ci deve essere tutta la sua vita: nascita, crescita, adolescenza, gioventù e tutto il resto, ogni aspetto potrebbe avere un valore importante anche se, adesso, non te ne rendi conto.

Che senso ha immaginare cose che non inserirò nel romanzo?

Per scrivere un buon testo servono 1000 idee, inserendone solo 10 (sono valori esemplificativi, non regole). Le restanti 990, che devono essere coerenti tra di loro, non faranno parte del romanzo eppure la loro presenza aleggerà tra le righe senza rendersene conto.

Ciò renderà ogni frase più solida, ogni paragrafo più coeso con gli altri. Una storia, lunga o breve, è un microcosmo che esisteva prima e continuerà a farlo anche dopo che l’avremo scritta.

Così il non-detto entrerà a forza raccontando elementi che sarà il lettore stesso a inserire, permettendogli di farsi un’idea, lasciando spazio alla sua fantasia. Come le descrizioni, che in alcuni momenti richiedono un lavoro minuzioso per raccontare ogni particolare, ma in altri bastano delle pennellate.

Uno scrittore è simile a un pittore impressionista, la bellezza dell’opera colpisce quando la si guarda nel suo insieme e, dove da vicino c’erano linee senza senso, da un’altra prospettiva diventano un’opera d’arte. 

Il personaggio ci serve proprio per cambiare la prospettiva.

Le motivazioni come strumenti per cambiare prospettiva

Quante volte un concetto, un’idea, un accadimento sono motivo di discussione? Di rado si è dello stesso parere o comunque più l’idea è sfumata e complessa e maggiori sono le possibilità di trovare pareri discordanti.

Ma come fare per i personaggi di un libro? Per capire se sono ben strutturati si può immaginarli mentre si affrontano su alcuni argomenti, cosa pensa X? Il punto di vista di Y? E quello di Z? Se sono tutti e tre ben strutturati, con un passato e delle motivazioni precise, allora anche i dialoghi saranno naturali e conseguenziali.

Quando noi parliamo, ci confrontiamo con gli altri difendendo il nostro punto di vista: e quindi anche i personaggi devono averne uno, ecco a cosa serve strutturarne il passato.

Ma non è tutto: noi non siamo solo ciò che abbiamo vissuto, ma anche quello che vorremmo. C’è sempre qualcosa che ci spinge ad andare avanti, che siano desideri, ideali o altro le possiamo definire in un unico concetto: le motivazioni.

Come dargli motivazioni

Se sai il suo passato sai chi è il personaggio, e saprai anche cosa vuole ottenere e la ragione per cui ha intrapreso una specifica strada.

Es: ha scelto di studiare lingue perché desidera viaggiare, anche andando contro il parere dei genitori.

Già così si è creato un conflitto (necessario), dovuto a delle motivazioni reali e logiche – almeno per il personaggio – che si contrappongono alle motivazioni del padre e della madre che desiderano per lui una vita “normale” e lo spingono a fare Ingegneria.

Quando leggi un libro (o vedi un film), domandati quali sono le reali motivazioni dei protagonisti, prova a capire se agiscono in un modo seguendo uno schema oppure sono schegge impazzite senza ragione.

Ti renderai conto che in quasi tutti, i personaggi prenderanno delle decisioni “aspettate”, non stravolgere la loro indole costruita a fatica solo per avere un inutile quanto errato effetto sorpresa.

La peculiarità di un personaggio non la fanno azioni insensate, ma proprio il contrario: se quando parla non c’è bisogno di scrivere “X disse”, perché lo puoi riconoscere da quello che dice (e come lo dice), allora sei di fronte a un personaggio realistico, vivo e spesso ben riuscito.

Oppure, se nella scena madre agisce nel modo che ti saresti aspettato (non che fa cose scontate, ovvie) questo non lo rende meno interessante, invece va a mettere in evidenza il legame empatico che si è instaurato tra lettore, scrittore e personaggio!

La voce del personaggio

Anche la voce di ognuno di noi – più specificatamente il modo di parlare – è differente e modificato da un grandissimo numero di fattori:

  • tipo di educazione,
  • amici,
  • Regione, città, quartiere,
  • ambiente famigliare,
  • esperienze di vita (es. di strada),
  • attività, sport praticati,

E sono molti altri. Ad esempio chi ha fatto da ragazzino calcio sa come porsi nei confronti degli altri ragazzi e gestire un certo cameratismo fatto di prese in giro, prepotenze, scherzi pesanti e battute a sfondo sessuale.

Noi stessi cambiamo registro in base all’ambiente e alla situazione in cui ci troviamo: a lavoro siamo più cordiali ma freddi, meno inclini allo scherzo ma non per questo seriosi. A un amico diremmo qualsiasi cosa e nel modo che capita, ma guai a fare la stessa cosa con il/la partner!

I personaggi non sono al di fuori di tali leggi. Anche loro sono esseri viventi, con esperienze e motivazioni, per cui si dovrà tenerne conto. 

Spesso mi capita di leggere testi in cui, ad esempio, i dialoghi hanno tutti la stessa voce e il medesimo identico registro. Si capisce chi parla solo perché l’autore lo specifica, cosa che non dovrebbe accadere a ogni battuta.

Come creare un personaggio: motivazioni, dialoghi e background

Come abbiamo visto strutturare un personaggio solido, coerente e che sia credibile è un processo complesso che non ha nulla a che vedere con una banale descrizione fisica. 

come creare un personaggio

Uno degli errori più frequenti è di fare una sorta di cv, che dà tutte le informazioni utili uccidendo il pathos del testo. Che la protagonista della tua distopia è una ragazza tosta, coraggiosa e sfacciata non lo devi scrivere così.

Invece se l’hai ben delineata, saranno le sue risposte, azioni e silenzi a qualificarla come tu avresti desiderato. Se hai fatto un buon lavoro non avrai bisogno di descriverla caratterialmente. Questo non esclude che a volte sia possibile farlo ma, almeno in linea di massima, è possibile quando tali valutazioni sono fatte proprio da un altro personaggio.

Così avrai una nuova prospettiva, un giudizio filtrato dagli occhi del personaggio stesso, e quindi anche fallace. Una ragazzina potrebbe credere che l’uomo, che la vuole accompagnare a casa, sia davvero una brava persona…

No, non andare con lui è l’assassino!

Lo sai tu, lo sa l’autore eppure ha un senso. Perché lei è solo una dodicenne scappata di casa.


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