Cliffhanger, come tenere incollato il lettore al romanzo

Cliffhanger significa letteralmente “restare appesi” e viene utilizzato come espediente narrativo in molti ambiti come nella letteratura, nel cinema e soprattutto in serie Tv e fumetti.

Il “finale sospeso” nel quale la narrazione della storia si blocca letteralmente creando una forte suspense. Spesso è un’interruzione violenta – dopo un colpo di scena – che accresce il desiderio di sapere come andrà  a finire.

Tipico è l’utilizzo del Cliffhanger a fine puntata (se si parla di serie o anche fumetti) o di un romanzo che avrà dei sequel (es. le classiche saghe fantasy).

La Marvel in ambito cinematografico ha usato (e forse abusato) di tale tecnica, aumentando vertiginosamente l’interesse e la curiosità degli spettatori. 

Hanno strutturato più film uniti da un filo sottile che si stringeva sempre più fino a giungere al classico “scontro finale” all’apice del climax.

Il Cliffhanger nei romanzi

Come visto si può utilizzare questa tecnica narrativa alla fine di un volume, così da invogliare il lettore ad acquistare il seguente. Ma non basta lasciarlo “appeso” e basta, è necessario muoversi a livello emozionale per colpirlo nel momento opportuno. 

Si può utilizzare anche durante il romanzo stesso, tra un capitolo (o paragrafo) e l’altro, per tenere il lettore attaccato alla pagina. Non si dovrebbe abusare, a mio avviso, di espedienti di questo tipo e neanche focalizzarcisi meccanicamente.

Si rischia di creare delle montagne russe emotive che durano tutto il romanzo e, a meno di geni letterari, una esperienza del genere provocherà la nausea nel lettore.

Servono anche momenti di calma, di riposo in cui il lettore può metabolizzare quanto accaduto a livello logico ed emotivo.

Nella vita è raro, se non impossibile, che ci siano solo accadimenti di nota, come anche in un’avventura fantasy. Spazi nei quali i personaggi mangiano, parlano tra di loro e si conoscono.

Nel romanzo di Luca Farru Quattro – Il risveglio – ci sono il giusto numero di Cliffhanger (quello finale su tutti) intervallati da momenti in cui i quattro protagonisti (e co-protagonisti) si conoscono.

Per creare legami servono le azioni, che qualificano chi sono veramente, e i dialoghi che non possono essere inseriti in situazioni d’azione. 

Come inserire i Cliffhanger nella tua storia

In ogni romanzo ci dovrebbe essere qualche Cliffhanger (magari piccolo), per spingere il lettore ad andare avanti. Non solo nei testi in cui c’è azione, perché un Cliffhanger può valorizzare anche un testo di narrativa in cui il protagonista scopre qualcosa sulla madre.

Cosa scopre?

Ecco, questo è un minuscolo cliffhanger. Nei romance accade spesso dopo il primo bacio, incontro, litigio o simili. E un po’ ce lo aspettiamo!

I due si baciano dopo mezzo romanzo in cui si inseguono, litigano e flirtano ma lui le dice che…

Eccone un altro. Se ne inseriscono tanti, alcuni senza neanche rendersene conto ma è essenziale studiare dove tramortire il lettore lasciandolo appeso non a due metri da terra, ma a duemila!

In generale i Cliffhanger piccoli non sono essenziali. Meglio inserirne pochi e molto forti al momento giusto. Per capire quando farlo basta osservare il romanzo “dall’alto” e segnare i passaggi dove ci sono dei colpi di scena, e lì lasciare il lettore appeso.

Si passa a un nuovo capitolo, o paragrafo, focalizzandosi su un altro personaggio – magari il cattivo – così che il lettore si costretto ad andare avanti per sapere.

Il concetto di aspettative

Un buon romanziere è obbligato a creare aspettative, se un lettore non ha voglia di sapere cosa accadrà, è un lettore perso. 

Generare curiosità, spingerlo a continuare senza mai fermarsi è il Santo Graal della scrittura e in pochi lo sanno fare davvero bene. 

Perché Il Codice da Vinci ha avuto un tale successo? Credo che il vero punto di forza di quel testo siano le infinite aspettative che Dan Brown genera nel lettore innescando un page turning devastante.

Tu lettore vuoi sapere la verità!

Conclusioni

Il “lasciare appesi” è uno strumento utile, essenziale per determinati generi anche se si deve imparare a usarlo e a non abusarne.

Consiglio, se nel tuo testo c’è un prologo, di ragionare se inserirci un Cliffhanger. Il fine è duplice:

  1. generare curiosità nel lettore,
  2. e nell’editor o negli agenti editoriali.

Li incuriosirai a tal punto da proseguire nella lettura e, nel secondo caso, potrebbe aprirti le porte per pubblicare il tuo romanzo.

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